«S.Ecc. Cataldo Naro sapeva leggere l’impronta di Dio nella storia»

ago 22nd, 2011 | By | Category: Primo Piano

Per il quinto anniversario della scomparsa dell’arcivescovo di Monreale, l’Eucaristia con il Cardinale Romeo nel paese natale

Un uomo innamorato della sua Chiesa, quella di Caltanissetta, che per lui è stata «scuola di cristianesimo, di amicizia, di pazienza cristiana e di carità pastorale». Sono le stesse parole di monsignor Castaldo Naro, dette ai sacerdoti della sua diocesi nel novembre 2002, a fare da filo conduttore della commemorazione dell’arcivescovo di Monreale, nel quinto anniversario della sua prematura scomparsa. È stata proprio la comunità presbiterale nissena a volersi riunire nella chiesa madre di San Cataldo, paese di nascita di Naro e dove il vescovo-teologo è stato seppellito, per stringersi attorno al suo ricordo e al fratello don Massimo, felice per tanta partecipazione sentita e affettuosa. Mentre un’altra Messa di suffragio è stata celebrata nella cattedrale di Monreale dall’arcivescovo Salvatore Di Cristina. A presiedere la celebrazione a San Cataldo l’arcivescovo di Palermo, cardinale Paolo Romeo, presidente della Conferenza episcopale siciliana, che ha  evidenziato il suo legame di amicizia profondo con Naro. Partendo dalle letture della festa dei tre Arcangeli, è riuscito a incastonare la figura di Naro  che ha seguito nel suo ministero quando ricopriva l’incarico di nunzio apostolico in Italia. Una vicinanza che gli ha fatto toccare con mano la sua sofferenza umana e spirituale nei momenti più difficili del suo episcopato, «ma non c’è vita cristiana senza croce». E ha evidenziato alcune qualità peculiari di Naro. «Era l’uomo della fede, che sapeva leggere la storia degli uomini e scorgere l’impronta di Dio nella storia – ha sottolineato il cardinale Romeo –. Aveva lo sguardo fermo e sereno, che sapeva guardare nel profondo, prerogativa di chi crede. Un’altra caratteristica era il suo impegno perché la Chiesa fosse bella e santa, riflesso di Dio. Ricordo la sua sollecitudine per la santità dei ministri ordinati, perché mettessero a frutto i doni di Dio, per essere operai della vigna del Signore come Dio stesso vuole». Tra i concelebranti anche don Giuseppe Anzalone, preside dell’Istituto teologico diocesano di Caltanissetta e cugino di monsignor Naro, che ha ricordato la polarità paradigmatica delle due date della vita del suo confratello, «la nascita, il 6 gennaio, giorno dell’Epifania, della manifestazione del Verbo, e la morte, sopraggiunta il 29 settembre, giorno della festa di  san Michele arcangelo, dimensione teodrammatica della lotta col potere delle tenebre. Ecco – ha aggiunto don Anzalone –, la vita di monsignor Naro è stata contrassegnata dalla lotta. Nulla avviene per caso».

Alessandra Turrisi -Avvenire

Tags: , ,

Comments are closed.