Il Sacerdote è un dono per gli altri

lug 17th, 2011 | By | Category: Eventi

Il 20 giugno nella Basilica del Sacro Cuore di Lugano si è svolta la prima Concelebrazione dei nuovi  otto presbiteri  provenienti dai Seminari  San Carlo (6) e Redentoris Mater (2). Don Emanuele anche a nome dei confratelli ha tenuto l’omelia  ” Il sacerdote è un dono per gli altri “. Riportiamo con piacere il testo per la semplicità e nel contempo profondità della omelia di don Emanuele amico dei serrani di Lugano ma anche edificante vocazione sacerdotale

Carissimi confratelli sacerdoti, fratelli e sorelle in Cristo,

Don Emanuele è il primo da dx.

Mi è stato chiesto di preparare la riflessione per questa celebrazione… in quanto “decano di ordinazione” – ovvero colui che è stato ordinato diacono prima dei miei confratelli. La Parola di oggi è molto ricca, e tanti gli spunti sui quali possiamo soffermarci.

Come avete potuto vedere, come “patrono”,  o meglio,  amico e compagno di viaggio per l’Ordinazione abbiamo scelto il beato Giovanni Paolo II:  non a caso,  le nostre vocazioni sono nate mentre lui era Papa,  le occasioni di vivere momenti come le Giornate Mondiali della Gioventù o gli incontri durante le sue visite pastorali hanno segnato ognuno di noi. Egli è uno dei tanti amici del cielo che abbiamo: sono i santi, questi fratelli maggiori che ci indicano i passi che percorriamo. Giovanni Paolo II è uno di tutti questi, che la chiesa del Sacro Cuore raffigura radunati intorno a Gesù. Alziamo lo sguardo, carissimi: guardate che meraviglia. Una raffigurazione semplice, ma piena di colori: ci sono religiosi e madri, missionari e bambini, sacerdoti e lavoratori. Tra loro c’è posto anche per noi!

Ma torniamo a Giovanni Paolo II: questi amava definire il sacerdote nel seguente modo:

IL PRETE È UN DONO PER GLI ALTRI.

Cerchiamo di comprendere, alla luce della Sacra Scrittura, queste parole.

Iniziamo dalle prime parole: IL PRETE È.

Il verbo essere ci ricorda l’esistenza, oltretutto la forma al presente ci sottolinea che il sacerdote è, qui e ora. Il prete è un uomo che si trova in una situazione: in un luogo, in un tempo. Egli incontra le persone, lavora con loro. È in un determinato tempo storico ed in un luogo geografico. Sempre Giovanni Paolo II ricorda che il sacerdote “cammina col proprio tempo, e si fa ascoltatore attento e benevolo, ma insieme critico e vigile, di quanto matura nella storia”. Come l’incarnazione di Gesù Cristo ha avuto luogo in un tempo e in luogo, così il sacerdote è chiamato a collaborare laddove il Signore lo pone. E il suo “oggi”, il “suo tempo”, si inserisce nell’”oggi” di Cristo, che è molto più ampio e disteso. Così per il sacerdote: IL PRETE È.

La frase del beato Papa prosegue: IL PRETE È UN DONO. Ma cos’è un dono? La parola ci riporta al verbo dare… offrire qualcosa senza volerne in cambio. Ma proprio nulla, neanche la riconoscenze. Il prete è un dono di Dio per gli uomini. L’uomo di oggi, sebbene preso e preoccupato da mille faccende, dal sacerdote non si aspetta altro che Cristo. L’uomo ha sete di Cristo: ricerca la sua bontà, la sua bellezza, la sua dedizione… Lo ricordava il Salmo responsoriale: “L’anima nostra attende il Signore”. Il sacerdote è uno dei doni di Dio agli uomini perché gli porta questo amore: tramite i sacramenti dell’Eucaristia e del perdono. Essere sacerdote significa specialmente “essere amministratore dei misteri di Cristo”, secondo le parole di san Paolo. L’amministratore non è il proprietario… i sacramenti, il Vangelo, Gesù e tutta la fede non possono essere “posseduti” da nessuno. Il sacerdote è colui che porta qualcosa, ben più grande di lui. Ma il prete è un dono anche perché egli lascia la sua casa, i suoi desideri per essere a completa disposizione di Dio. Ognuno di noi, carissimi, ha risposto ad una chiamata e per seguire il Signore ha lasciato quello che aveva. E quindi la risposta a seguire il Signore è lasciarsi stupire da lui. È la donazione di una vita. Pure noi abbiamo sentito la chiamata… quella che Gesù ha fatto ai suoi discepoli. Anche noi abbiamo sentito come Pietro “d’ora in poi sarai pescatore di uomini”. E come Pietro doniamo la nostra vita: con la stessa impulsività, la stessa incomprensione, anche la stessa propensione al tradimento… Quello che siamo, lo doniamo. IL PRETE QUINDI È UN DONO: di Dio per la sua Chiesa e per tutti gli uomini e un dono come risposta generosa di un cristiano a seguire in Signore in questo servizio.

L’ultima parte: IL PRETE È UN DONO PER GLI ALTRI. Il prete non è un dono per se stesso… ma per gli altri. Gli altri sono tutti coloro che sono intorno al sacerdote. Lui è chiamato a spendersi completamente per chi ha intorno. Il prete è scelto per servire tutti coloro che sono incontrati sulla sua strada… il prete è un po’ come la fontana di un villaggio alla quale ognuno può attingere. E l’acqua che dona è sempre fresca… sappiamo bene che spesso l’uomo ricorre a molte bevande… alcune piene di bollicine, che servono solamente a gonfiare lo stomaco, ma non dissetano. Il sacerdote è invece quella fontana per gli altri, per tutti. Per tutto il villaggio. Anche per chi, quella fontana la disprezza. Ma la fontana non smette di dare la sua acqua, perché la sorgente è inesauribile. Con quell’acqua ci si disseta, con l’Eucaristia; si lavano i panni, con la remissione dei peccati; si innaffia i semi, con la predicazione del Vangelo. Anche quando si parte per le tante strade della vita… si può andare con la borraccia, la si riempie. Quando si è lontani, ci si abbevera di quanto si ha ricevuto. E la fontana non trattiene mai l’acqua per sé, perché… la fontana non è per se stessa; come il prete non lo è per se stesso.

Il Vangelo di oggi ci ha richiamati alla costante “manutenzione” della fontana: dobbiamo togliere le travi che possono bloccare l’erogazione dell’acqua. Ognuno di noi: chi come sacerdote, chi come cristiano laico, deve impegnarsi quotidianamente a cercare di rimuovere quanto “blocca” il nostro servizio. Il richiamo di Gesù è pressante: il lavoro interiore, la sistemazione dei giudizi e delle critiche che abbiamo verso gli altri… Cristo, sulla croce ha voluto fare proprio questo: sulle travi che noi abbiamo nei nostri occhi, lui si è fatto crocifiggere. Questo è il Mistero del Grande Maestro che abbiamo. Lui, che per dimostrare la forza, si è fatto debole. Lui, che per i suoi amici, ha fatto la scelta di essere radicale. Carissimi, Gesù non si è fermato all’ultima cena, perché stava bene con i suoi. Non si è fermato al tradimento. Non si è neppure fermato alla flagellazione, gridando: “No, adesso basta. Questo è troppo!” No, si è fatto crocifiggere per tutti. Questo è quello che affascina e ci attira, questo è il dono che il prete porta agli altri: ognuno di noi ha un amico: capace di camminare per le vie della nostra vita, sincero e vero nel guidarci nelle nostre scelte. Un amico che non smette di stupirsi e di amarci, al punto che non si è fermato neppure quando i suoi amici… la prima comunità cristiana, sotto la croce, si era sfasciata. No, Cristo è andato fino in fondo. Ci chiama a seguirlo. Mi piace immaginare la nostra vita come un dono, che riceve un bambino dai suoi genitori. Egli non sa cosa vi è all’interno, eppure sa che sarà qualcosa di bellissimo, perché sa che i suoi non possono deluderlo. Così è la vita di ognuno di noi. Un dono. Carissimi, ringraziamo il Signore per il dono di nuovi sacerdoti e preghiamolo perché, insieme a tutti i loro confratelli, siano in grado di dissetare sempre con l’acqua fresca del Vangelo.

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