L’Aquila, la Perdonanza e Celestino V

giu 11th, 2011 | By | Category: Apertura

Da  quando  si  è  verificato  il  luttuoso  evento  del  terremoto de  L’Aquila  abbiamo  giornalmente  sentito  parlare  con  sincero  dolore  di  quella  città, della  Chiesa di  S. Maria  di  Collemaggio,  del  Papa  Celestino V e  qualche  accenno  alla  “Perdonanza”.

Forse  è  bene  trattare  argomenti  inerenti  a  questa  città  martoriata  oggi  e  non  solo  oggi  da  eventi  naturali  e  morali,  conoscere  la  vicenda  umana  di  un santo  che  Dante  ingiustamente  bolla  di  viltà per  il  “gran  rifiuto” ed  il  significato di  vero Giubileo  annuale  della  “Perdonanza”.

Purtroppo  l’Abruzzo  è  terra  sismica  e  già  nei secoli passati L’Aquila  subì  devastanti terremoti  dei  quali  si  ricorda  quello  del  1462, come spaventoso  per  i  danni  provocati  in  special modo  alla  Chiesa  di  Collemaggio  dove  la  distruzione   miracolosamente  risparmiò  tre  ostie consacrate  sotto  un  riparo  di  pietre,  come  riporta  la  cronaca  del  tempo:“lu  Corpo  de  Cristo fu  retrovato  de  nanti  a  lu  altaro  e  aviase  facta  una  casa,  come  chi  l’avesse  facta  co  mani e  nun  se  maculò  niente”, Anche  nell’ultimo  terremoto  dell’aprile  scorso  la  distruzione  di questa  bellissima  chiesa (fra  le  più  belle  al  mondo, che  accoglie  lo  sguardo  di  chi  giunge sul  piazzale  antistante  come  un  tappeto  orientale  dai  colori  alternati  bianchi  e  rosa),  è stata  quasi  totale.  Dentro  questa  chiesa  si  svolsero  avvenimenti  storici  di  portata  mondiale dopo  la  morte  di  Papa  Niccolò  IV  nel  1292 ed intanto a Perugia la  fumata  bianca  che  annunzia  l’elezione  del nuovo  Papa  tardava  ad  uscire.   In  quei  giorni  un  eremita ,  Pietro  Angeleri,  dal  Monte  Morrone in  Abruzzo  faceva  sapere  al  Sacro  Collegio di Perugia    di  aver  avuto  in  visione  Dio che  gli  ordinava  di  comunicare  ai  cardinali  che  lo  sdegno   divino  li  avrebbe  colpiti se  non  si  fossero  decisi  ad  eleggere  il  Papa.  Così avvenne  che  dopo  ventisette  mesi  il Collegio  si  decise  a  scegliere quale capo della Chiesa nientemeno che l’eremita stesso. Era il 5 Luglio 1294. Pietro, il  povero  eremita  benedettino,  era  vissuto  in  una  grotta  per  5 anni,  poi  era  salito  sulla  Maiella  dove  era  stato  seguito  da  altri  anacoreti  con  i  quali  aveva costruito una chiesetta detta dello Spirito Santo. Qui  egli  dormiva  sulla  nuda  terra avvolto  nel  cilicio. Intanto si era formata una Congregazione  benedettina  con 16  nuove case sparse per  tutto  l’Abruzzo in difesa delle quali  l’eremita  Pietro aveva dovuto  affrontare  un  cammino  di  quattro  mesi  in  pieno  inverno  per  raggiungere  la  città  di  Lione  in  Francia  sede  del Concilio  presieduto  da  Gregorio  X,  che confermò  la  congregazione  di Pietro.  Era  il  1275 quando  fece  ritorno  al  Monte  Morrone.  Gli  anni  seguenti  furono  sempre  di  severa  penitenza fra  le  montagne  impervie  di  Abruzzo.   I  valligiani  ed  i  montanari  parlavano  di  lui  come  un santo  a  causa  di fatti  miracolosi  avvenuti  col  suo  intervento.

Il  7  Luglio 1294 i Conclavisti di Perugia, arrampicandosi  faticosamente  su  per  il Monte  Morrone,  raggiunsero  l’eremita  Pietro  per  comunicargli  che  era  stato  scelto  lui  come nuovo  Papa. Il  povero  uomo  rimase  frastornato e  chiese  tempo,  ma  i  Cardinali  gli  fecero fretta  ed  egli  dovette ingoiare tutte  le  perplessità.  Lo  stesso  pomeriggio Pietro, il Cardinale  Colonna  e  Carlo  Martello,  figlio  di  Carlo  II  d’Angiò,  scesero  dal  monte e  si  recarono  a  Sulmona.  Poiché  Pietro  era  ben  deciso  a  non  recarsi  a  Perugia  fu  stabilito che  l’incoronazione  sarebbe  avvenuta  a  L’Aquila  dove,  infatti, egli  giunse  qualche  giorno più  tardi  in  groppa  ad  un  asinello.

Pietro  si  recò  subito  al  monastero  di  Collemaggio. Arrivarono  personalità  da  tutto  il  mondo  cristiano e domenica 29 Agosto 1294, giorno di  S.Giovanni  Battista,  nella  Chiesa  di Collemaggio,  fatta  edificare  dall’eremita  in  onore  della  Vergine  Maria  e  S. Benedetto  e  consacrata  appena  sei  anni  prima,   Pietro  fu  incoronato  Papa  con  il  nome  di  Celestino  V.   Alla presenza  di  200,000  persone  il  novello  Pontefice  volle  concedere  la  “Perdonanza”   che  assolveva  tutti  coloro  che  confessati  e  comunicati  avessero  visitato  la  Chiesa  di  Collemaggio  dal  primo  pomeriggio  del  28  Agosto  al  primo  pomeriggio  del  29  Agosto.  Un  vero  Giubileo annuale  di  ventiquattro  ore, lucrabile  ogni  anno  con  una  sola  visita  nella  Chiesa  di  Collemaggio.  Le  celebrazioni  della  Perdonanza  sono  in  vigore  ancora  oggi  e  la  Bolla  relativa a  quel  Giubileo  è stata  confermata  da  Papa  Paolo  VI  il  1°  Febbraio  1967.

Celestino  V  era  un  uomo  umile  che  amava  la  solitudine  e  rifuggiva  dai  fasti  della  corte papale. Purtroppo  subì  l’influenza  di  Carlo  d’Angiò,  re  di  Sicilia, il  quale  volle  portarlo  a  Napoli  dove  lo  ospitò  nel  castello  di  Castelnuovo.  Qui  il Papa  era  giornalmente  assediato  da  cortigiani  e  trafficanti  che  reclamavano  prebende  e  concessioni  varie. Il  povero  Celestino  si  fece  costruire  una  cella  in  legno  dentro  una stanza  e  lì  cercò  rifugio  sempre  nostalgico  dei  suoi  romitori.   Chiese  di  poter  rinunziare all’alta  carica  della  quale  si  sentiva  indegno  e  inappropriato,  ma  gli  fu  negata  questa  facoltà.   Egli  allora  convocò  un  concistoro  e  dichiarò  la  sua  imperizia  a  guidare  la  Chiesa. Con  le  parole  accorate  rivolte  ai  Cardinali  si  concludeva  il  suo  pontificato  dopo  cinque  mesi  e  nove  giorni  di  regno. I  Cardinali  si  riunirono  subito   in  conclave  dal  quale  uscì eletto  Papa  Benedetto  Caetani  con  il  nome  di  Bonifacio  VIII.

Celestino,   tornato  ad  essere  un  umile  benedettino,  si  recò  a  Sulmona,  ma  il  nuovo Papa  mandò  degli  emissari  a  prenderlo.  Non  lo  trovarono  perché,  sentendo  il  pericolo  di una  trama,  era  fuggito con  l’intenzione  di  raggiungere  la  Grecia. Lo  bloccarono  a  Vieste sul  Gargano  e  lo  portarono  ad  Anagni  sede  di  Bonifacio  VIII.  Durante  il  viaggio  di  ritorno tutti lo ossequiavano    e invocavano  un  miracolo  per  i  loro  guai.

Dopo  due  mesi  ad  Anagni  Celestino  fu  rinchiuso  nella  rocca  di  Fumone, una  selvaggia località  fra  i  monti,  dove  non  poteva  intralciare  la  curia  di  Bonifacio.  Celestino  morì un  anno  dopo  questa  detenzione.  Era  il  19  Maggio  del  1296.  Fu  sepolto  dapprima  a  Ferentino, poi  a  L’Aquila  nel  1329,  dopo  la canonizzazione  del  5  Maggio  1313.

Attraverso i secoli, nella  bella  Chiesa  di  Collemaggio,  i  resti  mortali  di  S. Celestino  hanno  subito i numerosi sussulti  della  convulsa  natura  di  questo territorio,  ma  sempre, anche  il  6  aprile 2009,  sono  stati  preservati  dalla  distruzione  che  avveniva  tutt’intorno. Dunque  il  miracolo delle  tre  ostie  consacrate  continua  nel  tempo.

Guardando  tutte  le  rovine  della  città de L’Aquila  ci  chiediamo  se  le  macerie potranno  mai  seppellire  il  patrimonio  di  storia  del  fiero  popolo  abruzzese.  A  rinfrancarci vengono  alla  mente  tutte  le  volte  che  questa  città ha dovuto  rialzarsi  dalla  prostrazione di  guerre,   terremoti  e  guai  vari,  recuperando  una  spinta  vigorosa  a  credere  nella  propria forza  progettuale  verso  il  futuro.

Elsa  Soletta  Vannucci

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