Un dolore e un dovere !

giu 10th, 2011 | By | Category: Mondo Cattolico

Per un serrano parlare dello scandalo dei preti pedofili è un dolore ed un dovere.

Un dolore perché affligge riflettere su persone che così vergognosamente tradiscono il loro Ministero; Gesù ha detto di chi scandalizza i piccoli che può mettersi una pietra al collo e gettarsi in mare, figuriamoci a quale dannazione si condanna il pastore che violenta, piuttosto che proteggere e guidare, le proprie pecorelle più indifese.

Un dovere perché un laicato maturo e che si propone, come fanno i serrani, di sostenere le Vocazioni diffondendo, nella società, un cultura vocazionale che non soffochi le scelte radicali di chi si offre per tutta la vita al servizio al Signore, deve fare limpidamente i conti con gli errori che coinvolgono tanto clamorosamente le persone consacrate.

Il problema è come combinare giustizia, dovuta alle vittime, e misericordia, dovuta ai carnefici.

Le colpevolezze e le non colpevolezze sono affidate ai Giudici e ciascun accusato ha diritto alla presunzione di innocenza finché non si accerti definitivamente che innocente non è; la prevenzione del fenomeno è, invece, affidata anche alla coscienza di un laicato che deve avvertire l’obbligo, con la prudenza e l’avvedutezza che ci insegna Gesù stesso, di vigilare e segnalare.

Certo il Serra non interferisce, non deve interferire, sbaglierebbe se lo facesse, nel percorso educativo dei Seminaristi, meno che mai nell’esperienza del discernimento di chi si orienta alla consacrazione della propria vita a Dio ed ai fratelli, ma deve accompagnare tutto l’ambiente dove le Vocazioni si formano con amorevole e concreto sostegno, dunque, come detto, anche vigilando e segnalando a chi quell’ambiente governa, senza falsi timori o pudori, ciò che appare deviante.

Quanti scandali erano già sulla bocca di tutti e in quanti casi lo scandalo è stato proprio il silenzio, ispirato magari alla diplomazia od al timore, diventato colpevole connivenza?

Certo, in questi scandali tutto l’anticlericalismo si è tuffato volentieri, ma credo che ciò non ci debba distogliere dal coraggio e dall’urgenza di prendere con immediatezza posizioni nette e definitive; bene ha fatto la Chiesa statunitense, vigorosamente scossa dal Beato Giovanni Paolo,  quando ha ingaggiato, pagandolo milioni di dollari, un investigatore indipendente (del mitico FBI) per svolgere sull’intero fenomeno un’accurata inchiesta interna che non guardasse in faccia a nessuno; è vero, per risarcire i Vescovi americani hanno dovuto vendere anche alcune prestigiose sedi episcopali, ma era l’unica strada, la chiarezza, per dare alle vittime risposte di giustizia e, perché no, per arginare la marea degli speculatori. Ed il Papa Benedetto non ha mancato di ricordare recentemente come il Pastore dispone del bastone per spingere il gregge riottoso.

Coraggio e vigilanza, quindi, sono le armi che fanno vera giustizia.

Non manchi mai, però, specie fra i Serrani, la misericordia; sì è obbligo di un movimento come il nostro stare vicino a chi tanto vergognosamente sbaglia; diversamente, non avrebbe senso recitare, nella nostra amata preghiera, che il Signore non vuole la morte del peccatore ma anzi che si converta e viva se alla conversione ed alla vita non dessimo contributi, girando invece la testa dall’altra parte.

Un valente serrano, Giorgio Bregolin, ha, nei confronti dei Sacerdoti in difficoltà, avviato una profetica iniziativa; sarebbe utile riflettere ancora su cosa fare in concreto perché le nostre buone intenzioni si traducessero in azioni efficaci.

Usiamo intanto, e fin d’ora, per ben iniziare, l’arma più adatta che Gesù ci ha fornito: la preghiera. Serve, eccome!

Antonio Ciacci

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