Nomadelfia: Fratellanza praticata

giu 10th, 2011 | By | Category: Primo Piano

Il Serra International Italia bandisce annualmente un concorso scolastico cui invita a partecipare allievi delle scuole italiane di ogni ordine e grado. La traccia di quest’anno è stata incentrata  sull’amicizia  con Gesù: tanti si sono cimentati nella prova, dimostrando di possedere idee chiarissime sul modo di affrontare la vita, sia pure tra varie difficoltà, in particolar modo nel rispetto dell’altro e nella condivisione dei beni  materiali  perché la ricchezza di uno diventi la gioia per tutti. I ragazzi hanno scelto varie forme narrative: l’elaborato scritto, il saggio, il disegno, avvalendosi della freschezza delle loro emozioni e della voglia di dire con franchezza il loro pensiero. E noi adulti, che dovremmo sostenere i passi incerti degli adolescenti, restiamo meravigliati da tanto candore e ci stupiamo che in giovane età alcuni facciano esperienza di bontà e di missionarietà reale con testimonianze  forti, in controtendenza con la gran parte della gioventù. Il giorno della premiazione nazionale ci si ritroverà da ogni parte d’Italia: alunni, docenti, famiglie con tutti noi amici del Serra che consegneremo premi e doni. La chiusura del concorso quest’anno si terrà  nella comunità di   Nomadelfia, fondata da don Zeno Saltini (1900-1981). Qui vivono circa 300 persone facenti parte di una cinquantina di nuclei familiari; sono cattolici che vogliono costruire una nuova civiltà fondata sul Vangelo, seguendo le orme delle prime comunità cristiane.   A Nomadelfia tutti i beni sono in comune, non esiste proprietà privata e non circola denaro, si lavora solo all’interno e non si è pagati.      Le scuole sono interne e l’obbligo scolastico è fino a 18 anni. In Nomadelfia vivono attualmente una cinquantina di famiglie.
Vi sono famiglie di “mamme di vocazione” e di sposi.
Uno dei principi fondamentali è la “paternità e maternità in solido”: tutti gli uomini e le donne sono tenuti ad esercitare la paternità e la maternità su tutti i figli, anche su quelli che non appartengono alla loro famiglia. Devono quindi trattarli alla pari e intervenire nell’educazione di tutti secondo una linea pedagogica           fondata  sul  Vangelo.   Una volta raggiunta la maggiore età, i figli sono liberi di rimanere oppure di uscirne. Molti scrittori hanno descritto questa comunità e recentemente è stato rinvenuto per caso un ottavo documento di Dino Buzzati che notoriamente fu molto amico di don Zeno.

A 45 anni di di­stanza dalla prima pubblicazione, e a tre decenni dal «passaggio al cielo» di don Zeno (avvenuto il 15 gennaio 1981), rivede dunque la luce un prezioso documento della lunga amicizia che unì Buzzati al prete emiliano e che ora è narrata da ” Il coraggio della bontà” scritto dalla giovane ricercatrice ‘buzza­ttiana’ Sara Di Santo. «Possibile che degli uomini di carne ed ossa come noi – recita il sommario – abbiano potuto realizzare il Van­gelo in piena letizia? Si va a Gros­seto, si guarda, si ascolta e si resta sbalorditi». «Siamo a 12 chilometri da Grosseto», annota Buzzati con scrupolo da cronista, dodici, o 12 miliardi di chilometri? Vien fatto di chiedersi, tanto ci si sente lontani dal solito mondo. Perché qui a Nomadelfia avvengono cose incredibili. Il so­gno dei santi è qui diventato realtà quotidiana… Chi arriva per la pri­ma volta ha il dubbio che sia tutta una montatura, retorica, belle pa­role, illusione. Poi guarda, ascolta, domanda e resta stupito».  Anche il regista Pietro Germi fu assiduo frequentatore di questa comunità, tanto che è stata ritrovata nell’archivio di Nomadelfia dal critico cinematografico Marco Vanelli una sua sceneggiatura ”Vita di Gesù”, ed un corposo carteggio intercorso tra il 1950 ed il 1969 tra il  regista e don Zeno.  Che Germi fosse in una revisione del suo pensiero, lo attesta l’iscrizione , presa dalla liturgia di Pentecoste, incisa sulla sua tomba a Castel di Guido (Roma): «Vieni, Spirito Creatore. Vieni, Santo Spirito. Vieni, Padre dei poveri. Vieni, luce dei cuori»

Il 21 maggio 1989 il S. Padre Giovanni Paolo II visitò la comunità, battezzò un bimbo ed affermò: “Voi sapete bene, perché don Zeno ve l’ha insegnato con la sua vita, che ad un mondo talora ostile e lontano dalla fede occorre rispondere con la testimonianza della propria vita, con opere e segni visibili di amore fraterno. Nomadelfia può fare questo e lo sa fare, poichè essa è un popolo che si ispira, come dice il suo nome, alla legge della fraternità. Evviva Nomadelfia!”

In questa suggestiva cornice, laddove è stato realizzato un altro modo di vivere e la   fratellanza non è  predicata, ma semplicemente praticata, nella domenica di Pentecoste, si ritroveranno tanti giovani provenienti da ogni regione d’Italia, perché il Serra Italia ha una particolare predilezione per i ragazzi già in cammino vocazionale e per tutti gli altri cui  offre l’opportunità di riflettere sul senso della vita.

Maria Luisa Coppola

Comments are closed.