I passi del chiamato: seguire, trovare, scegliere.

mag 28th, 2011 | By | Category: Pastorale Vocazionale

Un’agenda fitta di appuntamenti e di incontri; un diario zeppo di chiamate, ricerche,  inseguimenti; un caleidoscopio colorito di storie e di volti. La prima settimana di Gesù, registrata dall’evangelista Giovanni, è tutta punteggiata di domande che si accendono a catena «Dove abiti? Che cercate? Come mi conosci?»  e di risposte che non spengono la ricerca, ma rilanciano cammini: «Seguimi!»; riaprono circuiti: «Vieni e vedi»; promettono sorprese: «Vedrai cose maggiori di queste». Il fotogramma, dedicato dall’evangelista alla quarta giornata della settimana inaugurale di Gesù, apre feritoie sul mistero della chiamata, mentre ce ne riconsegna il vocabolario di base, concentrato nei verbi: seguire — trovare — scegliere. Tre parole che dicono, sulla vocazione, più di tanti trattati messi insieme.

1. Seguire

Il giorno dopo, Gesù incontrò Filippo e gli disse: «Seguimi!». La grande avventura del discepolo comincia dai primi passi dietro il Maestro.  Ma come Andrea e Simone-Cefa, come Filippo di Betania e poi Natanaele, e tutti gli altri, fino ad ognuno di noi, prima del primo passo c’è stato quello sguardo, partito dal cuore innamorato del Maestro, uno sguardo che ci ha trapassato l’anima. E quando abbiamo ripreso il fiato, ci siamo ritrovati che non eravamo più come prima. La sequela  comincia da qui, dal sentirsi guardati, scelti, chiamati: dal sapersi     e sentirsi amati da un Dio capace di dare la vita per te, per me, per tutti e per ciascuno di noi. Così Filippo impara che ormai non può più fare a meno di quel Rabbi fuori-serie. E i figli di Zebedeo, dopo averlo incontrato lungo le rive del mare di Galilea, si ritroveranno nel cuore un’indomabile energia che li spingerà a lasciare tutto e tutti, perfino il padre e la barca, il lavoro e gli affetti, pur di non rinunciare a stare con quel Maestro dallo sguardo magnetico e dalle parole che saziano l’anima dì vita eterna. Stare con lui: è il primo sogno che Gesù si porta in cuore quando chiama i Dodici. E questo si aspetta da noi: non ha bisogno di salariati sgobboni, ma di discepoli innamorati. Non di facchini, ma di amici. Seguire è più che imitare: è mettersi a sua disposizione, lasciarsi assumere in proprio, è diventare suoi.

2. Trovare

«Abbiamo trovato il Messia»: l’annunciato da Mosè, l’atteso dai profeti. Come il contadino e il mercante della parabola, il discepolo è uno che ha trovato il tesoro. Che lo abbia trovato per caso dopo giorni e giorni sempre uguali con il cuore intento solo a sbarcare il lunario; o dopo aver macinato distanze e consumato gambe a camminare e occhi a cercare, questo non conta. Conta il ritrovarsi, di incanto, sorpresi dalla gioia, dalla impagabile, intrattenibile letizia di aver finalmente scoperto la perla preziosa, dapprima sognata come un sogno troppo bello per non apparire impossibile e ora incontrata come un dono incredibile e immeritato. Non come una conquista ottenuta a costo di sacrifici immani e di spossanti rinunce, o come un premio ambito, sudato e conseguito per meriti acquisiti. Ma come una sorpresa che ti supera da tutte le parti. Il tesoro del Regno non si acquista né si conquista, non si merita, ma si accoglie, come un regalo inimmaginabile e stupefacente, come un’impareggiabile fortuna.

Fortissimo Gesù! Il suo amore ti inchioda l’anima e si impone alla tua libertà, non per costrizione, ma per irresistibile forza di attrazione, per divina seduzione d’amore. E, per accogliere il tesoro che è lui, arrivi a rinunciare a tutto. Per riempirti di luì ti svuoti di tutto. Attenzione: non rinunci per trovarlo, ma perché lo hai già trovato. E ormai non puoi più perderlo, perché lui non può più mollarti. È così che arrivi a “vendere tutto”. Ma non rinunci a tutto con il cuore amaro, per un doverismo asfissiante, un ossessivo, inguaribile perfezionismo, ma “pieno di gioia”, come il contadino della parabola. Se la gioia di aver trovato il tesoro non precede rinunce, distacchi e gli inevitabili conflitti; se non è il gaudio estatico dell’innamorato a motivare il taglio da ogni altro vincolo o legame, allora il cuore del giovane ricco fatalmente sanguinerà della tristezza più nera e deprimente. E conoscerà il freddo e il vuoto di una vita spenta, sterile, ripiegata.

3. Scegliere

Nell’affresco pennellato da Giovanni affiorano scorci di amicizia, segnali di legami tenaci come quello che si avvia con Natanaele, l’amico di Filippo. É un giovane che si porta dentro un cuore limpido, anche se appesantito da pregiudizi: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?». Eppure anche per lui l’incontro con Gesù si rivela decisivo. Si sente conosciuto profondamente da quel Maestro intrigante, e si decide per la fede: «Tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele».

La fede non è una barca che scivola tranquilla verso il porto della felicità, e quindi «fin che la barca va, tu lasciala andare». La vita non è un programma con il tasto rewind. Non si può lasciare tempo al tempo. La ricerca non è fine a se stessa. Non ci si può lasciare paralizzare alla paura di sbagliare di fronte a scelte definitive. Occorre tagliarsi i ponti alle spalle, senza pretendere cautele, garanzie e uscite di sicurezza. Del resto, se non ci si decide, prima o poi ci si ritrova fatalmente incamminati su strade non scelte da noi, ma che altri talvolta con furbizia, talora con inganno, ma sempre con la nostra acquiescenza, hanno scelto al posto nostro.

Ma il cuore non si risveglia come per incanto, non si rimette in moto da solo, quando scocca l’ora magnifica e drammatica della scelta. Deve potersi lasciar abbracciare da uno sguardo d’amore, come è avvenuto per Natanaele: prima ancora che se ne rendesse conto, Gesù lo aveva incrociato “quando era sotto il fico” e ne aveva intercettato il lato migliore: «Ecco un vero israelita in cui non c’è inganno».

Così avviene per Zaccheo: cerca di vedere Gesù e scopre che è Gesù che cerca di vedere lui. Il cercatore si accorge di essere cercato, l’innamorato si ritrova già amato. Perché lui è fatto così: non vuole essere secondo a nessuno nella gara dell’amore; vuole vincere sempre il primo posto in classifica.

Preghiamo perché ci sia data la gioia più grande per i chiamati: che il Signore voglia servirsi di qualche scintilla del fuoco che ha acceso in noi per infiammare il cuore di qualche altro giovane, come è avvenuto per Filippo e Natanaele.

Francesco Lambìasi, Vescovo di Rimini                                                      da VOCAZIONI N. 2

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