Storia di una vocazione

mag 27th, 2011 | By | Category: La Voce del Seminario

Partecipare alla Messa domenicale celebrata nella nostra Cappella da un nuovo sacerdote,  P. Andrea Giustiniani, è sicuramente un bel modo di prendere coscienza del dono che il Signore ci ha fatto.

Quattro sono i miei amici diventati sacerdoti: Don Stefano Meloni, con il suo infaticabile impegno nella Caritas diocesana ed ora parroco nella Parrocchia di Santa Maria Madre della Misericordia; Don Marco Valentini, che opera nella diocesi di Roma nella Parrocchia di Sant Ambrogio; P. Walter Quagliarotti, Cappuccino in Toscana, ed adesso P. Andrea Giustiniani, Legionario di Cristo,.

Andrea lo abbiamo tutti conosciuto, sappiamo tutti che bella persona sia e siamo qui felici di vederlo, come lui ha detto, vestito come oggi è vestito.

È vero che siamo tutti sacerdoti. Infatti, grazie al nostro battesimo, partecipiamo al sacerdozio di Cristo. Siamo tutti consacrati per il culto religioso cristiano, siamo abilitati a servire Dio mediante una viva partecipazione alla santa Liturgia della Chiesa e siamo chiamati ad esercitare il sacerdozio battesimale con la testimonianza di una vita santa e con una operosa carità.

Tuttavia, il sacerdozio “battesimale” o “comune” si distingue dal sacerdozio “ministeriale”. Il Concilio Vaticano II precisa: “il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico, quantunque differiscano essenzialmente e non solo di grado, sono tuttavia ordinati l’uno all’altro; infatti, l’uno e l’altro, ognuno a suo modo, partecipano dell’unico sacerdozio di Cristo” (Lumen gentium, n. 10).

Con il sacerdozio comune di tutti i fedeli siamo partecipi alla vita sacerdotale e puntiamo alla realizzazione della nostra grazia nella vita di tutti i giorni. Il sacerdote ministeriale è invece sì uno di noi ma diverso da noi, con una ministero, un compito, una responsabilità particolare al servizio degli altri, con l’incarico tra l’altro di rappresentare Cristo di fronte all’assemblea dei fedeli, di agire “in persona Christi capitis” nella celebrazione dei Sacramenti e di offrire il sacrificio eucaristico. Questo ministero viene trasmesso con un sacramento specifico, l’Ordine.

E poi ci viene spontaneo porci una domanda… come realmente cresce dentro di noi la vocazione come è capitato per Don Stefano, Don Marco, P. Walter, P. Andrea e come capiterà certamente in futuro a qualcun’ altro di noi?

Noi approviamo, incoraggiamo, riflettiamo (come fu ricordato a chi scrive dal celebrante nell’omelia del suo matrimonio) sull’eventualità che una scelta del genere fosse compiuta un giorno da un nostro figlio… ma pensiamo invece che avremmo potuto essere noi quelli chiamati a servire il Signore? E per noi che abbiamo seguito un’altra vocazione, quella della famiglia, che cosa significa allora vivere la fede nella vita di tutti i giorni?

A tutte queste domande P. Andrea ci ha dato una risposta, sia con l’omelia che attraverso la lettura delle pagine che lo riguardano dell’opuscolo “Dal cuore di Cristo”, in cui alcuni giovani sacerdoti ci raccontano della loro vocazione.

Quale è la sua storia e quale è il suo insegnamento per noi da parte di uno di noi?

Ci dice P. Andrea: “Fino ai ventotto anni tutte le scelte che ho fatto nella vita ruotavano intorno ad una unica grande ed incrollabile certezza: sarò un buon padre, con molti figli ed una famiglia meravigliosa. Che cosa mi ha fatto cambiare idea? Se Dio mi ama e mi vuole felice, se gli chiedo quale è il suo progetto per me, saprò che cosa realmente mi farà felice. Cosi ho fatto ed eccomi qui. Dio mi stava aspettando. Ho frequentato la scuola dei Fratelli delle Scuole Cristiane per quindici anni, dall’ asilo alla maturità e la presenza dei sacerdoti era così familiare che quasi non me ne accorgevo. Ho ricevuto i sacramenti nella mia parrocchia dove mia madre era catechista e i miei fratelli animavano la messa dei giovani.. In questo senso Cristo era per me più un conoscente che un amico.

Poi un sacerdote mi ha proposto di entrare in un gruppo di lettura e riflessione sul Vangelo. Entrai sia per non mettere da parte la mia vita spirituale e sia per mantenermi in contatto con gli amici di scuola.. La spinta ad entrare in realtà nacque da prima, all’età di tredici anni.  Io non avevo una tradizione di famiglia nella Guardia Palatina, ed abitando nelle vicinanza di piazza San Pietro ci transitavo spesso e per me era la cosa più normale del  mondo… Il massimo della considerazione che facevo era se c’era o meno traffico.

Un giorno a passare con me lì davanti c’era un mio cugino che viveva all’estero e di fronte alla Basilica mi disse come fossi una persona fortunata a vivere a contatto con il Papa.. Fu per me una illuminazione”.

Ho imparato in quell’occasione che Dio ci conosce molto meglio di noi stessi e se ci lasciamo guidare, Lui ci porta alla felicità. Ho continuato la mia vita normale, mi sono laureato in Scienze della Comunicazione, ho fatto esperienze di lavoro molto belle, ho portato anche avanti una equipe di giovani. Queste attività stavano cambiando la mia vita. In Messico ho compreso come si può essere poveri ed essere felici se si ha Dio nel cuore. Percepivo intanto che stavano cambiando molte cose e lasciai quindi la mia ragazza. Durante la Settimana Santa del Giubileo del 2000 stavo partecipando ad una missione vicino a Bologna e durante la Messa del Giovedì Santo fui chiamato a leggere la seconda lettura: era il passo della lettera di San Paolo in cui si racconta l’istituzione dell’Eucaristia. Percepii subito il miracolo che si realizza in ogni Messa: un uomo, il sacerdote, può far si che un pezzettino di pane ed un po’ di vino diventino il Corpo ed il Sangue di Cristo. Secondi interminabili, durante i quali la mia anima si chiedeva perché non avrei potuto essere io quell’uomo?

Era la prima volta che pensavo al sacerdozio. Feci un corso di discernimento vocazionale quella estate, e da quel momento in poi ho deciso di lasciare tutto nelle mani di Dio. L’ho fatto e ne sono felice. Ora, dopo dieci anni di cammino, Dio si mette nelle mie mani…” Nella sua omelia tenuta all’inizio del suo cammino, P. Andrea ci ha parlato del Battesimo di Cristo con una bellissima considerazione:  Gesù non chiede nulla a noi che non abbia fatto per noi. Lui ha fatto tutto per primo. Si è unito a noi nella sofferenza… Lui e’ accanto a noi e sa di che cosa abbiamo bisogno. Lui ha rispettato la volontà del Padre e quindi il Signore è orgoglioso di noi quando noi facciamo la Sua volontà. Noi siamo a servizio di Dio e degli uomini in una cornice privilegiata. Lo serviamo con molteplici modi e con molteplici attività. Solo pochissime persone possono dire di avere l‘opportunità di servire il Vicario di Cristo e per suo tramite tutta la Chiesa. Il rischio che corriamo è quello di sentirci in credito. Dobbiamo invece sentire con gratitudine il privilegio di vivere vicino al Santo Padre e ricordarci che ci sarà sempre qualcuno che potrà servire il Signore meglio di noi. Se comprendiamo ed applichiamo questo spirito di servizio le grazie si moltiplicheranno.. Una omelia bellissima, toccante, e noi la abbiamo vissuta intensamente e ringraziamo il Signore di averci fatto vedere da vicino la fede di un Suo ministro.

La vocazione può nascere dovunque ma noi siamo privilegiati perché il terreno è buono… Dobbiamo quindi dare tanti buoni frutti e sfruttare i nostri talenti dando pieno slancio a quello che dobbiamo e vogliamo fare quella “particolare testimonianza di vita cristiana, di apostolato e di fedeltà alla Sede Apostolica”.

“Fide constamus avita ” è il nostro motto. Siamo sì saldi nella fede dei padri ma di questo dobbiamo rendere grazie alla guida ed al consiglio di quei Sacerdoti che hanno ricevuto questo Sacramento al servizio di tutti.

Marco Adobati

Fonte: Incontro – Assoc. Pietro e Paolo, Città del Vaticano

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