Il diario di Junipero Serra

apr 26th, 2011 | By | Category: Primo Piano

Una lettura, sintesi e testimonianza del Presidente del Serra Club di Roma Amm. Cosimo Lasorsa. In occasione dell’VIII corso di formazione promosso dal Consiglio Nazionale del Serra, svoltosi a Viterbo il 28 e 29 gennaio 2011 ho avuto la gradita sorpresa di trovare, tra la copiosa documentazione messa a disposizione dei partecipanti, il testo – pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana  nel 2006 e curato dal dott. Nicola Gori -  del diario che Padre Junipero Serra ha redatto giornalmente per un arco di tempo di circa quattro mesi: dal 28 marzo al 2 luglio 1769. La lettura del diario, oltre che destare il mio interesse, mi ha procurato anche una forte emozione per la semplicità del linguaggio usato da questo umile frate e per la grande fede che traspare e lo sostiene in questo inizio del suo lungo cammino di evangelizzazione della California. Nella prefazione al libro, il Cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi dal 1998 al 2008 e Consulente episcopale del Serra Italiano, definisce il diario “un prezioso documento storico di incalcolabile valore” e afferma che “da una immediata lettura del diario si evince come la sua è una pastorale missionaria, che annuncia il Vangelo con novità di vita”. Il dott. Vittorio Dabizzi, Presidente Nazionale di Serra Italia nel biennio 2004-2006, nella presentazione del libro sostiene che “da quelle pagine si riesce a capire l’ansia spirituale, le attese, le delusioni che questo missionario dall’aspetto fragile e minuto, ha dovuto affrontare e vivere”. L’anno 1769, al quale il diario fa riferimento, abbraccia un periodo storico di vita missionaria molto intensa di Padre Serra perché si identifica con la partenza verso San Diego, meta della sua prima Missione in California. Il 28 marzo, data di inizio del diario, era anche il martedì dopo Pasqua e coincise con uno dei momenti di maggiore sofferenza di Padre Serra per le piaghe al piede e alla gamba. Scrive Padre Junipero: “Dopo aver celebrato tutte le funzioni della settimana santa con la maggiore solennità e devozione possibili e aver cantato la Messa il giorno di Pasqua e predicato il mio sermone di congedo e, nelle due seguenti, dopo aver invocato la Madonna di Loreto, chiedendole la sua protezione per una spedizione tanto difficile, partii dopo la Messa di detta terza celebrazione”. Nessun accenno nel diario alle sue piaghe che, in quei giorni, erano particolarmente dolorose tanto da aver fatto temere su un suo possibile ritiro dalla spedizione. Eppure qualche pensiero recondito dovette attraversare la mente di Padre Serra che, dopo aver raggiunto, il giorno dopo, la Missione di San Francisco Xavier, presso la quale si trattenne dal 29 al 31 marzo, così riporta nel suo diario: “Bastava per tale permanenza lo specialissimo e antico reciproco amore con il suo ministro, Il Padre Lettore Fra Francisco Palou, Commissario del Sant’Uffizio, ed eletto dal nostro collegio perché mi succedesse nella presidenza di queste missioni in caso di mia morte o di mia lunga assenza. Quest’ultima circostanza era il secondo e grande motivo di detta permanenza, per discutere di quello che occorreva a proposito del suo incarico durante la mia assenza per la direzione di queste missioni”. Padre Serra pensa, quindi, non solo alla morte ma anche alla possibilità di una lunga assenza senza fare mai cenno alle sue piaghe, ma rimettendosi soltanto alla volontà di Dio. Il mese di aprile è caratterizzato dalle visite di Padre Serra alle altre Missioni che incontrerà sulla strada di avvicinamento a San Diego. Il 1 aprile fece sosta alla Missione di San José de Comondù, che distava soltanto dodici leghe da San Francisco Xavier, dove si trattenne per quattro giorni, dedicandosi alla predicazione, alle confessioni e alle celebrazioni della S. Messa. La tappa successiva doveva essere la Missione di Guadalupe ma, prima di giungervi, incontrò, presso il villaggio di “del Cardòn”, alcune famiglie indigene in cerca di cibo. “Soffrivano molto – scrive Padre Serra – principalmente perché vedevano i bambini patire e perché li udivano piangere. Provai grande compassione e sebbene avessero dei disagi per il fatto che i portatori erano ancora indietro, e non potevano arrivare lì quella sera, non rimasero senza ristoro, poiché da una porzione di pinole (farina di mais) che avevo in una fiaschetta si fece una pentola di buon atole (bevanda calda   ricavata dal mais) che fu buona per le donne e i bambini”. Nel periodo dall’8 al 14 aprile effettuò una sosta più lunga, presso la Missione di Guadalupe, dopo aver visitato il Centro missionario di San Miguel. Durante questa sosta ricevette la visita del Padre ministro della Missione di Santa Rosalia de Mulegé, Fra Juan Ignacio Gastòn, con il quale mise a punto il contributo che avrebbe dovuto dare  per la fondazione delle nuove Missioni in materia di arredamenti da sacrestia, incensieri, calici, ampolline e utensili vari. Nella seconda metà di aprile Padre Serra visitò le Missioni di San Ignacio e di Santa Gertrude, dove fu accolto con manifestazioni di affetto dagli indigeni e, sulla porta della Chiesa, dal Padre ministro della Missione, Fra Dionisio Basterra, “vestito con piviale e accompagnato da accoliti con la croce, ceri, incensiere e acqua benedetta”. Presso quest’ultima Missione Padre Serra si trattenne per cinque giorni per portare conforto a Frate Basterra, amareggiato perché, non conoscendo la lingua, non aveva più possibilità di dialogare con gli indiani da quando il capitano responsabile gli aveva tolto l’interprete. Padre Serra, che ne era a conoscenza, aveva già tentato, in precedenza, di intercedere presso il Governatore per fare riassegnare l’interprete ma senza risultato. Nei cinque giorni di permanenza aiutò Frate Basterra a riorganizzare la Missione e a trovare soluzioni alternative che potessero, almeno in parte, fronteggiare la situazione. L’ultima tappa del mese fu presso la Missione di San Francisco de Boaria, dove s’intrattenne, per due giorni, con Padre Fra Fermin Francisco Lausén “per parlare di cose della spedizione per quanto riguardava i pagani, alla quale mi veniva chiesta con insistenza che fossero ammessi per poter risolvere i problemi di quella Missione tanto numerosa”. La marcia di avvicinamento a San Diego riprese il 1 maggio con soste presso alcuni villaggi prima di giungere, il 5 maggio, alla Missione di Santa Maria de los Angeles, dove si incontrò con il Governatore e con Padre Fra Miguel de la Campa, che faceva parte della spedizione francescana, con i quali perlustrò il territorio circostante, che ben si adattava, per la fertilità del suolo e l’abbondanza di acqua, a un buon insediamento di coloni. Ripartirono tutti insieme l’11 maggio, percorrendo alcune leghe tra una rigogliosa vegetazione e una serie di ruscelli, per fermarsi, due giorni dopo, a Vellicatà che, a seguito di una attenta ispezione, apparve luogo adatto a fondare una Missione intermedia tra quella di San Francisco de Boaria e la futura San Diego. La zona era certamente abitata da indiani, considerata la presenza di casupole e tracce sul terreno, ma nessuno di quei pagani si fece vedere. Al terzo giorno di permanenza, mentre Padre Serra si apprestava a lasciare la Missione, fu avvertito che alcuni pagani si stavano avvicinando. “Partii prontamente – scrive Padre Serra – e mi trovai con dodici di loro tutti maschi e adulti ad eccezione di quelli che erano ragazzi, uno di circa dieci anni e l’altro di circa sedici. Vidi allora quello che a stento avevo creduto quando leggevo o me lo raccontavano, che cioè essi si muovevano interamente nudi, come Adamo nel Paradiso prima del peccato. A tutti, uno per uno, misi le mani sulla testa in segno di affetto, riempii loro le mani di fichi secchi, che dopo cominciarono a mangiare”. Attraverso l’interprete Padre Serra comunicò che in quella terra sarebbe rimasto Padre Miguel con l’incarico di essere loro amico e protettore e poterli aiutare a vivere con maggiore onorabilità nella gloria di Dio. Ripresa la marcia il 15 maggio, giunsero il giorno successivo al villaggio di San Juan de Dios, dove ebbe una delle crisi maggiori per i dolori causati dalle piaghe al piede e alla gamba. Egli stesso ne fa commento nel suo diario: “Il giorno 17 celebrai la Messa nonostante la fatica che mi costava tenermi in piedi perché mi si era molto peggiorato il piede sinistro, da circa un anno o quasi che sono tribolato, e ora fino a metà gamba, divenuta molto gonfia e con le piaghe peggiorate, ragione per cui i giorni che si stette in riposo li passai ritirato nel letto e temetti che presto avrei dovuto seguire la spedizione in portantina”. Da questa lettura si avverte tutta l’afflizione di Padre Serra per l’impedimento ad essere presente tra i pagani del villaggio. Con rassegnazione e con fede invocò Dio affinché gli desse nuove energie e il 21 maggio, festa della Santissima Trinità, riprese la marcia con la sua spedizione. Fu il percorso più lungo e faticoso verso San Diego, senza la presenza di altre Missioni, durante il quale si verificarono frequenti incontri con i pagani dei vari villaggi, spesso diffidenti ad avvicinarsi. Padre Serra riuscì quasi sempre a socializzare con loro, avvalendosi della collaborazione di alcuni indiani della Missione di San Francisco de Boaria, aggregati alla spedizione, dei quali si serviva come interpreti e per infondere maggiore sicurezza. A tutti fornirono da mangiare fichi e carne e molti furono gli indiani che assistettero alle celebrazioni della Messa e al sacramento dell’eucaristia. In uno di questi villaggi poterono conoscere anche alcune donne indiane “onestamente vestite da farmi pensare che potevano essere di esempio per le donne cristiane delle missioni”. L’inizio di luglio vide finalmente coronato il lungo viaggio di Junipero Serra. Riporta nel suo diario: “Il giorno 1 luglio, sabato, ottava di san Giovanni Battista, vigilia della Visitazione di Maria santissima nostra Signora, intraprendemmo di buon mattino la nostra ultima marcia. Già da principio si vedeva in parte il porto che cercavamo e già le nostre guide ce ne spiegavano l’entrata e i termini, così che la fatica del cammino diventò molto più facile del solito, perché è tutto in pianura. Alla fine ci trovammo sulla riva del villaggio del porto dove stavano mettendo l’ancora i due vascelli San Carlo e San Antonio. Dal primo dei quali, come il più vicino, vennero con una lancia a darci il benvenuto, sebbene ci trattenessimo molto poco, informati che per arrivare al villaggio, dove era accampata la spedizione di terra, e con essa i quattro Padri compagni e ancora quasi tutti quelli delle barche, ci mancava circa una lega. Continuammo, quindi, e infine arrivammo a quel villaggio, che già cominciavano a chiamare missione, poco prima di mezzogiorno. Così il nostro arrivo, così aspettato e desiderato, avvenne con gioia, festosità e contentezza di tutti”. Il 16 luglio 1769 sorgeva la Missione di San Diego de Alcalà, che fu la prima delle nove Missioni fondate da Padre Junipero Serra nel suo lungo percorso di evangelizzazione per la conversione dei nativi americani dell’Alta California, cui dedicò gli ultimi venticinque anni di vita. Dopo aver fissato una grande croce Padre Serra benedisse l’acqua e la terra che comprendeva la Missione, costruì una semplice baracca da adibire a cappella e inaugurò i libri parrocchiali per la registrazione dei battesimi, matrimoni e decessi. Oggi la Missione è una operosa Parrocchia cattolica della Diocesi di San Diego.

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