La Via Crucis al Colosseo: meditazioni per la Santa Pasqua. Auguri a tutti

apr 23rd, 2011 | By | Category: Primo Piano

Le meditazioni dell’agostiniana Maria Rita Piccione per la Via Crucis al Colosseo: Non abbandonare la croce, e la croce ti porterà (O.R.). Non abbandonare la croce, e la croce ti porterà. Le meditazioni delle quattordici stazioni della Via Crucis – presieduta da Benedetto XVI al Colosseo la sera di Venerdì Santo, 22 aprile – sono state scritte da suor Maria Rita Piccione, O.S.A., preside della Federazione dei monasteri agostiniani d’Italia. I testi sono preceduti da una presentazione, una introduzione e una preghiera iniziale che sarà recitata dal Papa.

Presentazione

“Se uno vedesse da lontano la patria e ci fosse di mezzo il mare, egli vedrebbe dove arrivare, ma non avrebbe come arrivarvi. Così è di noi… Scorgiamo la meta da raggiungere, tuttavia c’è di mezzo il mare di questo secolo… Ora, affinché avessimo anche il mezzo per andare, è venuto di là colui al quale noi volevamo andare… e ci ha procurato il legno con cui attraversare il mare. Nessuno, infatti, può attraversare il mare di questo secolo, se non è portato dalla croce di Cristo… Non abbandonare [dunque] la croce, e la croce ti porterà”. Queste parole di sant’Agostino, tratte dal Commento al vangelo di Giovanni (2, 2), c’introducono alla preghiera della Via Crucis.

La Via Crucis, infatti, vuol ravvivare in noi questo gesto di aggrapparci al legno della Croce di Cristo lungo il mare dell’esistenza. La Via Crucis non è dunque una semplice pratica di devozione popolare con venatura sentimentale; essa esprime l’essenza dell’esperienza cristiana: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mc 8, 34).

È per questa ragione che il Santo Padre ogni Venerdì Santo ripercorre la Via Crucis davanti a tutto il mondo e in comunione con esso.

Per la composizione di questa preghiera, Papa Benedetto XVI si è rivolto quest’anno al mondo monastico agostiniano femminile, affidando la stesura dei testi a Sr. Maria Rita Piccione, O.S.A., Madre Preside della Federazione dei Monasteri Agostiniani d’Italia “Madonna del Buon Consiglio”.

Sr. Maria Rita, appartenente all’Eremo Agostiniano di Lecceto (Siena) – uno dei romitori toscani del XIII secolo, culla dell’Ordine di Sant’Agostino – è attualmente membro della Comunità dei Santi Quattro Coronati in Roma, dove ha sede la Casa comune di Formazione per le Novizie e le Professe agostiniane d’Italia. Non solo i testi sono opera di una monaca agostiniana, anche le immagini prendono forma e colore da una sensibilità artistica femminile e agostiniana. Sr. Elena Maria Manganelli, O.S.A., dell’Eremo di Lecceto, già scultrice di professione, è l’autrice delle tavole che illustrano le varie stazioni della Via Crucis. Questo intreccio tra parola, forma e colore ci comunica qualcosa della spiritualità agostiniana, ispirata alla primitiva comunità di Gerusalemme e fondata sulla comunione di vita.

È un dono per tutti sapere che la preparazione di questa Via Crucis nasce dall’esperienza di monache che “vivono insieme, pensano, pregano, dialogano”, per dirla col ritratto vivo ed efficace con cui Romano Guardini tratteggia una comunità monastica agostiniana.

Ogni stazione presenta nell’incipit, sotto la classica enunciazione, una brevissima frase che vuol offrire la chiave di lettura della stazione stessa. Potremmo idealmente riceverla come pronunciata da un bambino, quasi un richiamo alla semplicità dei piccoli che sanno cogliere il cuore della realtà e un simbolico spazio di accoglienza, nella preghiera della Chiesa, della voce dell’infanzia talora offesa e sfruttata. La Parola di Dio proclamata attinge al vangelo di Giovanni, fatta eccezione per quelle stazioni che non hanno un testo evangelico di riferimento o lo hanno in altri vangeli. Con questa scelta si è voluto evidenziare il messaggio di gloria della Croce di Gesù.

Il testo biblico è poi illustrato da una riflessione breve ma limpida e originale.

La preghiera rivolta all’”Umile Gesù” – espressione cara al cuore di Agostino (Conf. 7, 18, 24), ma che abbandona l’aggettivo umile con la crocifissione-esaltazione di Cristo – è la confessione che la Chiesa-Sposa rivolge allo Sposo di Sangue.

Segue quindi un’invocazione allo Spirito Santo che guida i nostri passi e riversa nel nostro cuore l’amore divino (cfr. Rm 5, 5): è la Chiesa apostolico-petrina che bussa al cuore di Dio. Ciascuna stazione coglie un’orma particolare lasciata da Gesù lungo la Via della Croce, che il credente è chiamato a calcare. Così i passi che scandiscono il cammino della Via Crucis sono: verità, onestà, umiltà, preghiera, obbedienza libertà, pazienza, conversione, perseveranza, essenzialità, regalità, dono di sé, maternità, attesa silente.

Le tavole di Sr. Elena Maria – prive di comparse ed elementi accessori, essenziali nel colore – presentano Gesù, solo nella sua passione, che attraversa l’arida terra scavandovi un solco e irrigandolo con la sua grazia. Un raggio di luce, sempre presente e posto in modo da formare una croce, indica lo sguardo del Padre, mentre l’ombra di una colomba, lo Spirito Santo, ricorda che il Cristo “con uno Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio” (Eb 9, 14).

Con questo loro contributo alla preghiera della Via Crucis, le Monache Agostiniane desiderano rendere un omaggio di amore alla Chiesa e al Santo Padre Benedetto XVI, in profonda sintonia con quella particolare devozione e fedeltà verso la Chiesa e i Sommi Pontefici professata dall’Ordine Agostiniano. Siamo grati a queste due Sorelle, Sr. Maria Rita e Sr. Elena Maria, che, nutrite dalla continua meditazione della Parola di Dio e degli scritti di sant’Agostino e sostenute dalla preghiera delle Comunità della Federazione, hanno accettato di condividere, con tutta semplicità, la loro esperienza di Cristo e del Mistero pasquale, in un anno in cui la celebrazione della Santa Pasqua ricorre proprio il 24 aprile, giorno anniversario del Battesimo di sant’Agostino.

Introduzione

Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme (1).

Fratelli e Sorelle in Cristo,

ci ritroviamo questa sera nel suggestivo scenario del Colosseo romano, convocati dalla Parola appena proclamata, per percorrere insieme al Santo Padre Benedetto XVI la Via della Croce di Gesù. Fissiamo su Cristo il nostro sguardo interiore e invochiamolo con cuore ardente: “Ti prego, Signore, di’ all’anima mia: sono io la tua salvezza! Dillo che io lo senta!” (2).

La sua voce confortante s’intreccia al fragile filo del nostro “sì” e lo Spirito Santo, dito di Dio, tesse la solida trama della fede che conforta e conduce.

Seguire, credere, pregare: ecco i passi semplici e sicuri che sostengono il nostro cammino lungo la Via della Croce e ci lasciano gradualmente intravedere il cammino della Verità e della Vita.

Preghiera iniziale

Signore Gesù,

tu ci inviti a seguirti anche

in questa tua ora estrema.

In te è ciascuno di noi

e noi, molti, siamo uno in te.

Nella tua ora è l’ora della prova

della nostra vita,

nei suoi risvolti più crudi e duri;

è l’ora della passione della tua Chiesa

e dell’umanità intera.

È l’ora delle tenebre:

quando “si scuotono le fondamenta della terra” (3)

e l’uomo, “particella del tuo creato” (4),

geme e soffre con esso;

quando le varie maschere della menzogna

deridono la verità

e le lusinghe del successo

soffocano l’intimo richiamo dell’onestà;

quando il vuoto di senso e di valori

annulla l’opera educativa

e il disordine del cuore

sfregia l’ingenuità dei piccoli e dei deboli;

quando l’uomo smarrisce la via

che l’orienta al Padre

e più non riconosce in te

il volto bello della propria umanità.

In quest’ora s’insinua la tentazione della fuga,

il sentimento dello sgomento e dell’angoscia,

mentre il tarlo del dubbio rode la mente

e il sipario del buio cala sull’anima.

E tu, Signore,

che leggi nel libro aperto del nostro fragile cuore,

torni a domandarci questa sera

come un giorno ai Dodici:

“Volete andarvene anche voi?” (5).

No, Signore,

non possiamo e non vogliamo andare via,

perché “tu solo hai parole di vita eterna” (6),

tu solo sei “la parola della verità” (7)

e la tua Croce

è la sola “chiave che ci apre ai segreti

della verità e della vita” (8).

“Noi ti seguiremo ovunque tu andrai!” (9).

In questa adesione è la nostra adorazione,

mentre dall’orizzonte del non ancora

un raggio di gioia

bacia il già del nostro cammino.

Prima stazione

Gesù è condannato a morte

Pilato non trova in Gesù alcun motivo di condanna, così come non trova in sé la forza di opporsi alla condanna stessa.

Il suo udito interiore resta sordo alla parola di Gesù e non comprende la sua testimonianza di verità. “Ascoltare la verità è obbedirle e credere in essa” (10). È vivere liberamente sotto la sua guida e dare ad essa il proprio cuore.

Pilato non è libero: è condizionato dall’esterno, ma quella verità ascoltata continua a risuonare nel suo intimo come un’eco che bussa e inquieta.

Così esce fuori, verso i Giudei; “esce di nuovo”, sottolinea il testo, quasi un impulso a fuggire da sé. E la voce che lo raggiunge da fuori prevale sulla Parola che è dentro.

Qui si decide la condanna di Gesù, la condanna della verità.

Umile Gesù,

anche noi ci lasciamo condizionare da ciò che sta fuori . Non sappiamo più ascoltare la voce sottile, esigente e liberante, della nostra coscienza che dentro amorosamente richiama e invita: “Non uscire fuori, torna in te stesso: è nel tuo uomo interiore che abita la verità” (11).

Vieni, Spirito di Verità, aiutaci a incontrare nell’”uomo nascosto in fondo al nostro cuore” (12) il Volto Santo del Figlio che ci rinnova nella Divina Somiglianza!

Seconda stazione

Gesù è caricato della Croce

Pilato esita, cerca un pretesto per rilasciare Gesù, ma cede alla volontà che prevale e rumoreggia, che si appella alla Legge e lancia insinuazioni.

Continua a ripetersi la storia del cuore ferito dell’uomo: la sua meschinità, la sua incapacità a sollevare lo sguardo da sé per non lasciarsi ingannare dalle illusioni del piccolo tornaconto personale e librarsi in alto, portato nel volo libero della bontà e dell’onestà.

Il cuore dell’uomo è un microcosmo.

In esso si decidono le sorti grandi dell’umanità, si risolvono o si accentuano i suoi conflitti. Ma la discriminante è sempre la stessa: prendere o perdere la verità che libera.

Umile Gesù, nello scorrere quotidiano della vita il nostro cuore guarda in basso, al suo piccolo mondo, e, tutto preso dalla contabilità del proprio benessere, resta cieco alla mano del povero e dell’indifeso che mendica ascolto e chiede aiuto. Tutt’al più si commuove, ma non si muove.

Vieni, Spirito di Verità, avvinci il nostro cuore e attiralo a te. “Custodisci sano il suo palato interiore, perché possa gustare e bere la sapienza, la giustizia, la verità, l’eternità” (13)!

Terza stazione

Gesù cade per la prima volta

Le cadute di Gesù lungo la Via della Croce non appartengono alla Pagina Sacra; sono una consegna della pietà tradizionale, custodita e coltivata nel cuore di tanti oranti. Nella sua prima caduta Gesù ci rivolge un invito, ci apre una via, inaugura per noi una scuola. È l’invito ad andare a lui nell’esperienza dell’umana impotenza, per scoprire in essa l’innesto della Potenza divina.

È la via che guida alla sorgente dell’autentico ristoro, quello della Grazia che basta. È la scuola dove s’impara la mitezza che calma la ribellione e dove la fiducia prende il posto della presunzione.

Dalla cattedra della sua caduta Gesù c’impartisce soprattutto la grande lezione dell’umiltà, “la via che lo portò alla risurrezione” (14). La via che, dopo ogni caduta, ci dà la forza di dire: “Ora ricomincio, Signore, ma con te, non da solo!”.

Umile Gesù, le nostre cadute, intessute di limite e di peccato, feriscono l’orgoglio del nostro cuore, lo chiudono alla grazia dell’umiltà e arrestano il nostro cammino incontro a te. Vieni, Spirito di Verità, liberaci da ogni pretesa di autosufficienza e donaci di riconoscere in ogni nostra caduta un gradino della scala per salire a te!

Quarta stazione

Gesù incontra la Madre

San Giovanni ci presenta lo stare della Madre presso la Croce di Gesù, ma nessun evangelista ci parla direttamente di un incontro tra i due.

In realtà in questo stare della Madre si concentra l’espressione più densa e alta dell’incontro. Nell’apparente staticità del verbo stare vibra l’intima vitalità di un dinamismo. È il dinamismo intenso della preghiera, che si salda con la sua pacata passività. Pregare è lasciarsi avvolgere dallo sguardo amoroso e veritiero di Dio, che ci svela a noi stessi e ci invia per la missione. Nella preghiera autentica l’incontro personale con Gesù rende madre e discepolo amato, genera vita e trasmette amore. Dilata lo spazio interiore dell’accoglienza e intreccia mistici legami di comunione, affidandoci l’uno all’altro e aprendo il tu al noi della Chiesa.

Umile Gesù, quando le avversità e le ingiustizie della vita, il dolore innocente e la truce violenza ci fanno inveire contro di te, tu ci inviti a stare, come tua Madre, ai piedi della Croce. Quando le nostre aspettative e le nostre iniziative, spogliate di futuro o segnate dal fallimento, ci portano a fuggire nella disperazione, tu ci richiami alla forza dell’attesa. Abbiamo davvero dimenticato la potenza dello stare come espressione del pregare!

Vieni, Spirito di Verità, sii tu il “grido del nostro cuore” (15), che, incessante e inesprimibile, sta confidente alla presenza di Dio!

Quinta stazione

Gesù è aiutato da Simone di Cirene a portare la Croce

Simone di Cirene è un uomo ritratto dagli evangelisti con particolare precisione di nome e provenienza, parentela e attività; è un uomo fotografato in un luogo e in un tempo determinati, in qualche modo costretto a portare una croce non sua. In realtà Simone di Cirene è ciascuno di noi. Riceve il legno della Croce di Gesù, come noi un giorno ne abbiamo ricevuto e accolto il segno nel santo Battesimo. La vita del discepolo di Gesù è quest’obbedienza al segno della Croce, in un gesto sempre più segnato dalla libertà dell’amore. È il riflesso dell’obbedienza del suo Maestro. È il pieno abbandono a lasciarsi istruire come lui dalla geometria dell’amore (16), dalle stesse dimensioni della Croce: “la larghezza delle opere di bontà; la lunghezza della perseveranza nelle avversità; l’altezza dell’aspettativa che spera e guarda alto; la profondità della radice della grazia che affonda nella gratuità” (17).

Umile Gesù, quando la vita ci porge un calice amaro e difficile da bere, la nostra natura si chiude, recalcitra, non osa lasciarsi attirare dalla follia di quell’amore più grande che rende la rinuncia gioia, l’obbedienza libertà, il sacrificio dilatazione del cuore!

Vieni, Spirito di Verità, rendici obbedienti alla visita della Croce, docili al suo segno che tutto abbraccia di noi: “corpo e anima, pensieri e volontà, senso e sentimento, agire e patire” (18), e tutto dilata a misura dell’amore!

Sesta stazione

Veronica asciuga il volto di Gesù

Lungo la Via della Croce, la pietà popolare ritrae il gesto di una donna, denso di delicatezza e venerazione, quasi una scia del profumo di Betania: Veronica asciuga il volto di Gesù. In quel Volto, sfigurato dal dolore, Veronica riconosce il Volto trasfigurato dalla gloria; nel sembiante del Servo sofferente, ella vede il Bellissimo tra i figli dell’uomo. È questo lo sguardo che suscita il gesto gratuito della tenerezza e riceve in ricompensa il sigillo del Santo Volto! Veronica c’insegna il segreto del suo sguardo di donna, “che muove all’incontro e porge l’aiuto: vedere col cuore!” (19). Umile Gesù, il nostro è uno sguardo incapace di andare oltre: oltre l’indigenza, per riconoscere la tua presenza, oltre l’ombra del peccato, per scorgere il sole della tua misericordia, oltre le rughe della Chiesa, per contemplare il volto della Madre. Vieni, Spirito di Verità, versa nei nostri occhi “il collirio della fede” (20) perché non si lascino attrarre dall’apparenza delle cose visibili, ma imparino il fascino di quelle invisibili!

Settima stazione

Gesù cade per la seconda volta

Gesù cade nuovamente sotto il peso della Croce. Sul legno della nostra salvezza gravano non solo le infermità della natura umana, ma anche le avversità dell’esistenza. Gesù ha portato il peso della persecuzione contro la Chiesa di ieri e di oggi, quella che uccide i cristiani in nome di un dio estraneo all’amore e quella che ne intacca la dignità con “labbra bugiarde e parole arroganti” (21). Gesù ha portato il peso della persecuzione nei confronti di Pietro, quella contro la voce limpida della “verità che interroga e libera il cuore” (22). Gesù con la sua Croce ha portato il peso della persecuzione contro i suoi servi e discepoli, contro coloro che rispondono con l’amore all’odio, con la mitezza alla violenza. Gesù con la sua Croce ha portato il peso dell’esasperato “amore di sé che giunge al disprezzo di Dio” (23) e calpesta il fratello. Tutto ha portato volontariamente, tutto ha sofferto “con la sua pazienza, per dare un insegnamento alla nostra pazienza” (24). Umile Gesù, nelle ingiustizie e avversità di questa vita noi non resistiamo nella pazienza. Spesso invochiamo, quale segno della Tua potenza, di liberarci dal peso del legno della nostra croce.

Vieni, Spirito di Verità, insegnaci a camminare sull’esempio di Cristo per “attuare i suoi grandi precetti di pazienza con gli atteggiamenti del cuore” (25)!

Ottava stazione

Gesù incontra le donne di Gerusalemme che piangono su di lui

Gesù Maestro, lungo la Via del Calvario, continua a formare la nostra umanità. Incontrando le donne di Gerusalemme raccoglie nel suo sguardo di verità e misericordia le lacrime di compassione riversate su di lui. Il Dio, che ha pianto un lamento su Gerusalemme (26), educa ora il pianto di quelle donne a non restare sterile commiserazione esterna. Le invita a riconoscere in lui la sorte dell’Innocente ingiustamente condannato e arso, come legno verde, dal “castigo che dà salvezza” (27). Le aiuta a interrogare il legno secco del proprio cuore per sperimentare il dolore benefico della compunzione.

Il pianto autentico sgorga qui, quando gli occhi confessano con le lacrime non solo il peccato, ma anche il dolore del cuore. Sono lacrime benedette, come quelle di Pietro, segno di pentimento e pegno di conversione, che rinnovano in noi la grazia del Battesimo.

Umile Gesù, nel tuo Corpo sofferente e maltrattato, screditato e irriso, non sappiamo riconoscere le ferite delle nostre infedeltà e delle nostre ambizioni, dei nostri tradimenti e delle nostre ribellioni. Sono ferite che gemono e invocano il balsamo della nostra conversione, mentre noi oggi non sappiamo più piangere per i nostri peccati.

Vieni, Spirito di Verità, effondi su di noi il dono della Sapienza! Nella luce dell’Amore che salva donaci la conoscenza della nostra miseria, “le lacrime che sciolgono la colpa, il pianto che merita il perdono” (28)!

Nona stazione

Gesù cade per la terza volta

Con la sua terza caduta Gesù confessa l’amore con cui ha abbracciato per noi il peso della prova e rinnova la chiamata a seguirlo fino alla fine nella fedeltà. Ma ci concede anche di gettare uno sguardo oltre il velo della promessa: “Se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo” (29).

Le sue cadute appartengono al mistero della sua Incarnazione. Ci ha cercato nella nostra debolezza, scendendo sino in fondo ad essa, per sollevarci a sé. “Ci ha mostrato in se stesso la via dell’umiltà, per aprirci la via del ritorno” (30). “Ci ha insegnato la pazienza come arma per vincere il mondo” (31).

Ora, caduto a terra per la terza volta, mentre “com-patisce le nostre infermità” (32), ci addita il modo per non soccombere nella prova: perseverare, rimanere fermi e saldi. Semplicemente: “rimanere in lui” (33). Umile Gesù, dinanzi alle prove che vagliano la nostra fede ci sentiamo desolati: non crediamo ancora che queste nostre prove siano già state le tue e che tu ci inviti semplicemente a viverle con te.

Vieni, Spirito di Verità, nelle cadute che segnano il nostro cammino! Insegnaci ad appoggiarci alla fedeltà di Gesù, a credere nella sua preghiera per noi, per accogliere quella corrente di forza che solo lui, il Dio-con-noi, può donarci!

Decima stazione

Gesù è spogliato delle vesti

Gesù resta nudo. L’icona di Cristo spogliato delle vesti è ricca di risonanze bibliche: ci riporta alla nudità innocente delle origini e alla vergogna della caduta (34).

Nell’innocenza originaria la nudità era la veste di gloria dell’uomo: la sua amicizia trasparente e bella con Dio. Con la caduta, l’armonia di quella relazione s’infrange, la nudità soffre vergogna e porta in sé il ricordo drammatico di quella perdita.

Nudità è sinonimo di verità dell’essere.

Gesù, spogliato delle sue vesti, tesse dalla Croce l’abito nuovo della dignità filiale dell’uomo. Quella tunica senza cuciture resta lì, integra per noi: la veste della sua figliolanza divina non si è lacerata, ma, dall’alto della Croce, è a noi donata.

Umile Gesù, davanti alla tua nudità scopriamo l’essenziale della nostra vita e della nostra gioia: essere in te figli del Padre. Ma confessiamo pure la resistenza ad abbracciare la povertà come dipendenza dal Padre, e ad accogliere la nudità come abito filiale.

Vieni, Spirito di Verità, aiutaci a riconoscere e benedire in ogni spogliamento che soffriamo un appuntamento con la verità del nostro essere, un incontro con la nudità redentrice del Salvatore, un trampolino di lancio verso l’abbraccio filiale col Padre!

Undicesima stazione

Gesù è inchiodato sulla Croce

Gesù crocifisso è al centro; l’iscrizione regale, alta sulla Croce, schiude le profondità del mistero: Gesù è il Re e la Croce il suo trono. La regalità di Gesù, scritta in tre lingue, è un messaggio universale: per il semplice e il sapiente, per il povero e il potente, per chi si affida alla Legge divina e per chi confida nel potere politico. L’immagine del Crocifisso, che nessuna sentenza umana potrà mai rimuovere dalle pareti del nostro cuore, resterà per sempre la Parola regale della Verità: “Luce crocifissa che illumina i ciechi” (35), “tesoro coperto che solo la preghiera può aprire” (36), cuore del mondo.

Gesù non regna dominando con un potere di questo mondo, lui “non dispone di alcuna legione” (37). “Gesù regna attraendo” (38): il suo magnete è l’amore del Padre che in lui si dona per noi “fino all’infinita fine” (39). “Nulla si sottrae al suo calore” (40)!

Signore Gesù, crocifisso per noi! Tu sei la confessione del grande amore del Padre per l’umanità, l’icona della sola verità credibile. Attiraci a te, perché impariamo a vivere “per amore del tuo amore” (41). Vieni, Spirito di Verità, aiutaci a scegliere sempre “Dio e la sua volontà di fronte agli interessi del mondo e alle sue potenze, per scoprire nell’impotenza esterna del Crocifisso la potenza sempre nuova della verità” (42).

Dodicesima stazione

Gesù muore sulla Croce

“Ho sete”. “È compiuto!”. In queste due parole Gesù ci consegna, con uno sguardo verso l’umanità e uno verso il Padre, il desiderio ardente che ha coinvolto la sua persona e la sua missione: l’amore all’uomo e l’obbedienza al Padre. Un amore orizzontale e un amore verticale: ecco il disegno della Croce! E dal punto d’incontro del duplice amore, là dove Gesù china il capo, sgorga lo Spirito Santo, primo frutto del suo ritorno al Padre.

In questo soffio vitale del compimento vibra il richiamo all’opera della creazione (43) ora redenta. Ma anche il richiamo a tutti noi credenti in lui, a “dare compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella nostra carne” (44). Finché tutto sia compiuto!

Signore Gesù, morto per noi! Tu chiedi per donare, muori per consegnare e intanto ci fai scoprire nel dono di sé il gesto che crea lo spazio dell’unità. Perdona l’aceto del nostro rifiuto e della nostra incredulità, perdona la sordità del nostro cuore al tuo grido di sete che continua a salire dal dolore di tanti fratelli. Vieni, Spirito Santo, eredità del Figlio che muore per noi: sii tu la guida che “c’introduce alla verità tutta intera” (45) e “la radice che ci custodisce in unità” (46)!

Tredicesima stazione

Gesù è deposto dalla Croce e consegnato alla Madre

La trafittura del costato di Gesù da ferita diventa feritoia, porta aperta sul cuore di Dio. Qui il suo infinito amore per noi si lascia attingere come acqua che vivifica e bevanda che invisibilmente sazia e fa rinascere. Anche noi ci avviciniamo al corpo di Gesù calato dalla Croce e sostenuto dalle braccia della Madre. Ci avviciniamo “non camminando, ma credendo, non con i passi del corpo, ma con la libera decisione del cuore” (47). In questo Corpo esanime ci riconosciamo come sue membra ferite e sofferenti, ma custodite dall’abbraccio amoroso della Madre. Ma ci riconosciamo anche in queste braccia materne, forti e tenere insieme.

Le braccia aperte della Chiesa-Madre sono come l’altare che ci offre il Corpo di Cristo e là, noi, diveniamo Corpo mistico di Cristo.

Signore Gesù, consegnato alla Madre, figura della Chiesa-Madre! Davanti all’icona della Pietà impariamo la dedizione al sì dell’amore, l’abbandono e l’accoglienza, la fiducia e l’attenzione concreta, la tenerezza che sana la vita e suscita la gioia.

Vieni, Spirito Santo, guidaci, come hai guidato Maria, nella gratuità irradiante dell’amore “riversato da Dio nei nostri cuori col dono della tua presenza” (48)!

Quattordicesima stazione

Gesù è deposto nel sepolcro

Un giardino, simbolo della vita con i suoi colori, accoglie il mistero dell’uomo creato e redento. In un giardino Dio collocò la sua creatura (49) e da lì la cacciò dopo la caduta (50). In un giardino ebbe inizio la Passione di Gesù (51) e in un giardino un sepolcro nuovo accoglie il nuovo Adamo che torna alla terra (52), grembo materno che custodisce il seme fecondo che muore.

È il tempo della fede che attende silente, e della speranza che sul ramo secco già scorge lo spuntare di una piccola gemma, promessa di salvezza e di gioia.

Ora la voce di “Dio parla nel gran silenzio del cuore” (53).

1) 1 Pt 2, 21.

2) S. Agostino, Le Confessioni 1, 5, 5 (d’ora in poi tutte le citazioni diverse dalla Sacra Scrittura che non riportano l’autore sono di S. Agostino).

3) Is 24, 18.

4) Le Confessioni 1, 1, 1.

5) Gv 6, 67.

6) Gv 6, 68.

7) Cfr. Ef 1, 13.

8)Esposizione sul salmo 45,1.

9) Cfr. Mt 8, 19.

10) Cfr. Commento al vangelo di Giovanni 115, 4.

11) La vera religione 39, 72.

12) Cfr. Nota della Bibbia di Gerusalemme a 1 Pt 3, 4.

13) Commento al vangelo di Giovanni 26, 5.

14) Esposizione sul salmo 127, 10.

15) Cfr. Esposizione sul salmo 118, d. 29, 1.

16) Cfr. Ef 3, 18.

17) Cfr. Lettera 140, 26, 64.

18) Cfr. R. Guardini, Lo spirito della liturgia. I santi segni, Brescia 2000, p. 126.

19) Cfr. Giovanni Paolo II, A voi, donne, n. 12.

20) Commento al vangelo di Giovanni 34, 9.

21) Sal 11 (12), 4.

22) Cfr. Benedetto XVI, L’elogio della coscienza. La verità interroga il cuore, Siena 2009.

23) La città di Dio 14, 28.

24) Discorso 175, 3, 3.

25) Commento al vangelo di Giovanni 113, 4.

26) Cfr. Lc 19, 41.

27) Is 53, 5.

28) Cfr. S. Ambrogio, Esposizione del vangelo secondo Luca X, 90.

29) 2 Tm 2, 12.

30) Cfr. Discorso 50, 11.

31) Cfr. Commento al vangelo di Giovanni 113, 4.

32) Eb 4, 15.

33) Cfr. Gv 15, 7.

34) Gen 2, 25; 3, 7.

35) Cfr. Discorso 136, 4.

36) Cfr. Ib. 160, 3.

37) Benedetto XVI, Gesù di Nazaret. Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione, Città del Vaticano 2011, p. 214.

38) Cfr. Gv 12, 32.

39) H. U. von Balthasar, “Tu coroni l’anno con la tua grazia”, Milano 1990, p. 188.

40) Sal 18 (19), 7.

41) Le Confessioni 2, 1, 1; 11, 1, 1.

42) Cfr. Benedetto XVI, Gesù di Nazaret…, o.R., pp. 217-218.

43) Gen 2, 2. 7.

44) Cfr. Col 1, 24.

45) Cfr. Gv 16, 13.

46) Cfr. Esposizione sul salmo 143, 3.

47) Commento al vangelo di Giovanni 26, 3.

48) Cfr. Rm 5, 5.

49) Gen 2, 8.

50) Gen 3, 23.

51) Gv 18, 1.

52) Gv 19, 41.

53) Esposizione sul salmo 38, 20.

(©L’Osservatore Romano 16 aprile 2011)

Meditations for the Way of the Cross: Do not give up the cross and the cross will take (OR)

Meditations for the Via Crucis presided over by Benedict XVI at the Coliseum on the evening of Good Friday

Do not leave the cross and the cross will take

The meditations of the fourteen Stations of the Cross – presided over by Benedict XVI at the Coliseum on the evening of Good Friday, April 22 – were written by Sister Mary Rita Dove, OSA, president of the Federation of Augustinian monasteries in Italy. The texts are preceded by a presentation, an introduction and opening prayer will be recited by the Pope

Presentation

“If one could see from afar the country and there was half of the sea, where he would arrive, but it would get there. So it was with us … We see the goal to be achieved, however, is the middle of this sea century … Now, that we might have also the means to go, he came across the one to whom we wanted to go … and gave us the wood with which to cross the sea. No one can cross the sea of this century if it is not taken from the cross of Christ … Do not give [then] the cross, and the cross will take you. ” These words of St. Augustine, taken from the Commentary on the Gospel of John (2, 2), and introduce us to the prayer of the cross.

The Way of the Cross, in fact, we want to revive this act of clinging to the Cross of Christ along the sea of life. The Via Crucis is therefore not a simple practice of popular devotion with sentimental vein, it expresses the essence of Christian experience: “If anyone would come after me, let him deny himself and take up his cross and follow me” (Mk 8 34).

It is for this reason that the Holy Father retraces every Good Friday Stations of the Cross before the world and in communion with it.

For the composition of this prayer, Pope Benedict XVI addressed the world this year Augustinian monastic women, entrusting the drafting of texts to Sr. Mary Rita Dove, OSA, Dean of the Federation of Mother Augustinian monasteries in Italy “Our Lady of Good Council.

Sr. Mary Rita, a member of the Augustinian Hermitage Lecceto (Siena) – one of the hermitages of the thirteenth century Tuscany, the cradle of the Order of St. Augustine – is currently a member of the Community of the Four Crowned Saints in Rome, seat of the House Joint Training for Novices and Professed Augustine in Italy. Not only the texts are the work of a monk of St. Augustine, the images take shape and color from a artistic sensibility for women and Augustine. Sr. Maria Elena Manganelli, OSA, the Hermitage of Lecceto already sculptor by profession, is the author of the tables showing the various stations of the cross. This interweaving of word, shape and color tells us something of the spirituality of St. Augustine, inspired by the primitive community of Jerusalem and founded on the communion of life.

It is a gift for everyone to know that the preparation of the Via Crucis originates from the nuns’ living together, think, pray, talk, “to put the portrait alive and effective ways in which Romano Guardini outlines an Augustinian monastic community.

Each station has incipit, in the classic statement, a brief phrase that want to offer the key to the station itself. Ideally we could receive as pronounced by a child, almost a return to the simplicity of children who can look at the heart of reality and a symbolic place of welcome, prayer of the Church, the voice of childhood hurt and sometimes exploited. The Word of God proclaimed draws from the Gospel of John, except for those stations that have no Gospel text reference or have other gospels. With this choice we wanted to highlight the message of the glory of the Cross of Jesus

The biblical text is also illustrated by a brief but clear and original reflection.

The prayer addressed to the ‘Humble Jesus “- an expression dear to the heart of St. Augustine (Confessions, 7, 18, 24), but that leaves the humble adjective with the crucifixion of Christ-exaltation – is the admission that the Church as Bride turns Bridegroom of Blood.

Then follows an invocation to the Holy Spirit who guides our steps and poured into our hearts the love of God (cf. Rom 5, 5): the Petrine-Apostolic Church who knocks at the heart of God takes each station footprint particular left by Jesus along the Way of the Cross, that the believer is called to tread. So the steps that trace the way of the Cross are: truth, honesty, humility, prayer, obedience, freedom, patience, conversion, perseverance, simplicity, royalty, self-giving, motherhood, waiting silently.

The boards of Sr. Maria Elena – no extras and accessory elements that are essential in color – are Jesus, alone in his passion, which crosses the arid land and digging a furrow irrigation with his grace. A ray of light, always present and in place to form a cross, indicates the gaze of the Father, in the shadow of a dove, the Holy Spirit, remember that Christ “through the eternal Spirit offered himself without blemish to God “(Hebrews 9, 14).

With this contribution to the prayer of the Via Crucis, the Augustinian Nuns wishing to make a gift of love for the Church and the Holy Father Benedict XVI, in complete harmony with that particular devotion and loyalty to the Church and the Popes professed Augustinian Order. We are grateful to these two sisters, Sr. Mary and Sr. Rita Maria Elena, who, fed by the constant meditation of the Word of God and the writings of St. Augustine and supported by the prayer of the European Federation, have agreed to share with all simplicity, their experience of Christ and the paschal mystery, in a year when the celebration of Easter marks its April 24, the anniversary of the Baptism of St. Augustine.

Introduction

Christ suffered for you, leaving you an example that you should follow in the footsteps (1).

Brothers and Sisters in Christ,

We are meeting this evening in the picturesque scenery of the Colosseum in Rome, summoned by the Word just proclaimed, to travel with the Holy Father Benedict XVI, the Way of the Cross of Jesus Christ We set up our inner eye with burning hearts and let us beg, “Please, Lord , of ‘my soul, I am your salvation! Tell me hear it! ” (2).

Her voice weaves comforting to the fragile thread of our “yes” and the Holy Spirit, God’s finger, weaves web of solid faith that comforts and leads.

Follow, believe, pray, here are the steps simple and secure that support our way along the Via della Croce gradually and leave us a glimpse of the path of Truth and Life.

Opening Prayer

Lord Jesus,

We also invite you to follow

this in your last hour.

In you is all of us

and we, many, are one in you.

In your hour is the hour of trial

of our lives,

implications in its most raw and hard;

is the time for the passion of your Church

and of all humanity.

It is the hour of darkness:

when they “shake the foundations of the earth” (3)

and man, “part of your creation” (4),

moans and suffers with it;

when the various forms of deceit

laugh at the truth

and the lure of success

suppress the intimate appeal of honesty;

when the void of meaning and values

undo the work of education

and disorder of the heart

scarring the innocence of children and the weak;

when man loses his way

that directs the Father

and no longer recognizes you

the beautiful face of his own humanity.

At this creeps the temptation of escape,

the feeling of dismay and anguish,

while the worm of doubt gnaws at the mind

and the curtain of darkness falls upon the soul.

And you, Lord,

you read the open book of our fragile heart

return this evening to ask

as a day to the Twelve:

“You also go away?” (5).

No, Sir,

we can not and will not go away,

because “you have the words of eternal life” (6),

You alone are “the word of truth” (7)

and your Cross

is the only “key that opens us to the secrets

of truth and life “(8).

“We will follow you wherever you go!” (9).

This membership is our worship,

while the horizon of the not yet

a ray of joy

kisses already on our way.

First station

Jesus is condemned to death

Pilate finds no reason for condemnation in Jesus, just as it is in itself the strength to oppose the condemnation itself.

His inner ear is deaf to the word of Jesus and does not understand the truth of his testimony. “Hear and obey the truth and believe in it” (10). You live freely under his leadership and give it your heart.

Pilate is not free: it is influenced by external factors, but heard that truth continues to resound like an echo in his heart knocking and restless.

So goes out to the Jews, “comes out again,” says the text, almost an impulse to run away from him. And the voice that reaches out to prevail on the word that is within.

It is here, the condemnation of Jesus, the conviction of the truth.

Humble Jesus,

we let ourselves be influenced by what is outside. Not capable of listening to the subtle voice, demanding and liberating, in our consciousness that lovingly recalls and calls: “Do not go outside, back to yourself in your inner man is living the truth” (11).

Come, Spirit of Truth, help us to meet in the ‘man hidden in the bottom of our hearts “(12) the Holy Face of the Son who renews us in the Divine likeness!

Second station

Jesus Carries the Cross

Pilate hesitates, looking for an excuse to release Jesus, but succumbs to the will that prevails and roars, which appeals to the law and throw insinuations.

Continue to repeat the story of the wounded heart of man: his meanness, his inability to look up to him to not be fooled by the illusions of the little self-interest and hover above, worn in the free flight of the goodness and honesty .

The heart of man is a microcosm.

In it, they decide the fate of great humanity, resolve or exacerbate conflicts. But the criterion is always the same: take it or miss the truth that liberates.

Humble Jesus, in the daily flow of life our heart looks down at his own little world, and, all taken from the accounts of their welfare, is blind to the hand of the poor and the defenseless who begs for help and listen. The most that moves, but does not move.

Come, Spirit of Truth, captivates our hearts and Draw them to you. “Keep your mouth healthy interior, so she can drink and enjoy the wisdom, justice, truth, eternity” (13)!

Third station

Jesus falls the first time

Falls of Jesus along the Via della Croce not belong to the Sacred Page; have a delivery of traditional piety, preserved and nurtured in the hearts of many people praying. In its first fall Jesus addresses to us an invitation, there opens a way opened for us a school. It is an invitation to go to him in the experience of human weakness, to find it in the grafting of divine power.

It is the path that leads to the source of authentic restaurants, that of Grace that is sufficient. It is the school where we learn that the mild and quiet rebellion where trust takes the place of the presumption.

His fall from the chair of Jesus c’impartisce especially the great lesson of humility, “the path that led to the resurrection” (14). The way that after every fall, gives us the strength to say: “Now I start, sir, but with you, not alone.”

Humble Jesus, our falls, interwoven and limit of sin, hurt the pride of our hearts, close to the grace of humility and stop our journey to meet you. Come, Spirit of Truth, deliver us from any claims of self-sufficiency and give us to recognize in all our fallen a rung on the ladder to climb up to you!

Fourth station

Jesus meets his Mother

St. John presents us with the feel of the Mother at the Cross of Jesus, but no evangelist speaks directly to a meeting between the two.

In reality, this being the Mother focuses more dense and high expression of the meeting. In the apparent immobility of the verb to be vibrating the inner vitality of a dynamic. It is the movement of intense prayer, which is firm with his calm passivity. Praying is being enveloped by loving and honest to God, who reveals to us and sends us to the mission. In prayer, real personal encounter with Jesus makes his mother and beloved disciple, generates and transmits love life. Expands the inner space of acceptance and weaves mystical bonds of communion, entrusting one another and opening up to you we in the Church.

Humble Jesus, when the hardships and injustices of life, innocent suffering and cruel violence we are yelling at you, you invite us to feel like your mother at the foot of the Cross. When our expectations and our actions, stripped of the future or marked by failure, lead us to flee in desperation, you call you back to the force of expectation. We really miss the power of being as an expression of prayer!

Come, Spirit of Truth, you shall be the “cry of our hearts” (15), which, unceasing and inexpressible, is confident in God’s presence!

Fifth Station

Jesus is helped by Simon of Cyrene to carry the Cross

Simon of Cyrene is a man portrayed by the evangelists with special accuracy of name and origin, and family activities, is a man photographed in a certain place at a time, somehow forced to wear a cross, not his. In fact Simon of Cyrene is all of us. Receive the wood of the Cross of Jesus, like us one day we received and accepted by the sign in Baptism. The life of a disciple of Jesus is quest’obbedienza the sign of the Cross, in a gesture more and more marked by the freedom of love. It is a reflection of obedience of his Master. This is the complete abandonment to be taught how to love him by the geometry (16), the same size of the Cross, “the width of the works of goodness, the length of perseverance in adversity, the expectation that the high hopes and look up , the depth of the root of that sinks in the free grace “(17).

Humble Jesus, when life hands us a hard and bitter cup to drink, our nature is closed, kick, do not dare to let ourselves be drawn from the madness of that greater love which makes the renunciation joy, obedience, freedom, sacrifice expansion heart!

Come, Spirit of Truth, make us obedient to the visit of the Cross, docile to her sign that embraces all of us: “body and soul, mind and will, sense and feeling, acting and suffering” (18), and expands to the whole measure of the ‘Love!

Sixth Station

Veronica wipes Jesus’ face

Along the Via della Croce, popular piety portrays the act of a woman, full of gentleness and reverence, almost a trail of scent of Bethany: Veronica wipes the face of Jesus in his face, disfigured by pain, Veronica recognizes the transfigured face the glory of the Suffering Servant in his looks, she sees the beautiful among the sons of men. This is the look that evokes the gesture of tenderness free and in return receives the seal of the Holy Face! Veronica teaches us the secret of his view of women, “which moves at the meeting and gives aid: see with their hearts!” (19). Humble Jesus, our gaze is one unable to go further: in addition to poverty, to recognize your presence, beyond the shadow of sin, to see the sun of Thy mercy, over the wrinkles of the Church to contemplate the face of Mother. Come, Spirit of Truth, pours into our eyes, “the drops of faith” (20) because they do not allow themselves to attract by the appearance of visible things, but learn the charm of the invisible!

Seventh Station

Jesus falls the second time

Jesus falls again under the weight of the Cross. On the wood of our salvation not only affect the infirmities of human nature, but also the hardships of life. Jesus bore the weight of the persecution against the Church of yesterday and today, those who kill Christians in the name of a stranger to love God and the dignity with which he attacks the “arrogant lying lips and words” (21). Jesus bore the weight of the persecution against Peter, the one clear voice against the “truth question and the heart free” (22). Jesus with his cross bore the weight of the persecution of his servants and disciples, those who respond to hatred with love, with its mild violence. Jesus with his cross bore the weight of exasperation “self-love that comes to contempt for God” (23) and tramples on his brother. Everything has led volunteers, all have had “the patience, to give a lesson to our patience” (24). Humble Jesus, the injustices and hardships of this life we can not resist in patience. Often invoked as a sign of your power, to free ourselves from the weight of the wood in our cross.

Come, Spirit of Truth, teach us to walk the example of Christ to “implement the precepts of his great patience with the attitudes of the heart” (25)!

Eighth Station

Jesus meets the women of Jerusalem who weep for him

Jesus Master, along the road to Calvary, continues to shape our humanity. Meeting the women of Jerusalem collects in her eyes of truth and mercy poured out the tears of compassion on him. The God who cried a lamentation over Jerusalem (26), now educates women to tears of pity not to remain sterile exterior. The invitation to recognize in him the fate of the innocent wrongly convicted and burned, as green wood, the “punishment that gives salvation” (27). He helps them to interrogate the dry wood of your heart to experience the pain of compunction beneficial.

The real tears flowing here, when you confess with tears in his eyes not only sin but also the pain of the heart. I am blessed tears, like those of Peter, sign a pledge of repentance and conversion, which renew in us the grace of Baptism.

Humble Jesus, the suffering in your body and abused, discredited and ridiculed, do not we recognize our wounds and infidelities of our ambitions and our betrayal of our rebellion. Wounds that are moaning and calling for the balm of our conversion, and today we no longer know how to weep for our sins.

Come, Spirit of Truth, to shine upon us the gift of wisdom! In the light of love that saves give us knowledge of our misery, “the tears that melted the guilt, the tears that deserves forgiveness” (28)!

Ninth Station

Jesus falls the third time

With his third fall in love with Jesus tells us he embraced the burden of proof and renews the call to follow him until the end in faithfulness. But it also gives us a glimpse behind the veil of the promise: “If we persevere with him, we shall also reign with him” (29).

His fall belong to the mystery of the Incarnation. We tried in our weakness, falling all the way to it, to raise him. “He showed himself in the path of humility, to open up the way back” (30). “He taught us patience as a weapon to conquer the world” (31).

Now, dropped for the third time, while “com-suffering with our weaknesses” (32), shows us how not to succumb to the test: to persevere, remain steadfast and firm. Simply: “remain in him” (33). Humble Jesus, before the tests should evaluate our faith we feel desolate, yet we do not believe that our tests have already been yours and you simply invite us to live them with you.

Come, Spirit of Truth, in the fall that mark our way! Teach us to lean to the faithfulness of Jesus, to believe in his prayer for us to accept that current of strength that only he, the God-with-us, can give us!

Tenth Station

Jesus is stripped naked

Jesus is naked. The icon of Christ stripped of his clothing is full of biblical resonance: us back to the origins of innocent nakedness and shame of the fall (34).

Original innocence nudity was the glory of man as is his friendship with God clear and beautiful with the fall, the harmony of that relationship is shattered, suffer shame and nudity carries the memory of dramatic that loss.

Nudity is synonymous with truth of being.

Jesus, stripped of his garments, weaving new clothes from the Cross branch of the dignity of man. This seamless tunic still there, intact for us: the role of his divine sonship is not torn, but from the Cross, has bestowed upon us.

Humble Jesus, before thy nakedness discover the essence of our life and our joy be in you children of the Father. But the resistance also confess to embrace poverty as a dependence on the Father, and to accept nudity as I live branch.

Come, Spirit of Truth, help us recognize and bless all who suffer deprivation an appointment with the truth of our being, an encounter with the Savior’s redemptive nakedness, a springboard to affiliate with the Father’s embrace!

Eleventh Station

Jesus is nailed to the Cross

Jesus is crucified at the center, the royal entry, high on the Cross, opens up the depths of the mystery: Jesus is the King and the Cross on his throne. The kingship of Jesus, written in three languages, is a universal message: the simple and wise, for the poor and the powerful for those who rely on divine law and those who trust in political power. The image of the Crucified One, ruling that no human can ever remove from the walls of our hearts will always be the Word of Truth royal “crucified light that illuminates the blind” (35), “treasure uncovered that only prayer can open” (36), the heart of the world.

Jesus does not reign with a dominating power of this world, he “has no legion” (37). “Jesus reigns attracting” (38): its magnet is in the Father’s love that he gives himself for us “until the end of the infinite” (39). “Nothing is concealed from its warmth” (40)!

Lord Jesus, crucified for us! You are the confession of the Father’s love for humanity, the icon for one credible truth. Draw us to you, because we learn to live “for the sake of your love” (41). Come, Spirit of Truth, help us to always choose “God and his will to address the interests of the world and its powers, to discover the power of the crucified outside impotence ever new truth” (42).

Twelfth Station

Jesus dies on the Cross

“I thirst.” “It is finished”. In these words Jesus presents us with a love for humanity and a look to the Father, the ardent desire which involved him and his mission: the love of man and obedience to the Father. A love of horizontal and vertical love here is the design of the Cross! And from the meeting point of the double love, where Jesus bows his head, flowing Holy Spirit, the first fruit of his return to the Father.

In fulfillment of this vital air vibrates recall the work of creation (43) hours redeemed. But the call to all of us who believe in him, “giving complete what is, in the sufferings of Christ, is missing in our flesh” (44). Until everything is accomplished!

Lord Jesus died for us! You get to give, deliver or die for us while you discover the gift of self in the act that creates the space unit. Forgive the vinegar for our refusal and our disbelief, forgive the deafness of our heart to your cry of thirst continues to rise from the pain of so many brothers. Come, Holy Spirit, the legacy of the Son who died for us, we ask you the guidance that “introduces us to all truth” (45) and “the root that keeps us in unity” (46)!

Thirteenth Station

Jesus is taken down from the Cross and given to the Mother

The pierced side of Jesus from the wound becomes slot, open door to the heart of God here on his infinite love for us is how to draw leaves and drink water that gives life and is invisibly fills reborn. We too come to Jesus’ body down from the Cross and supported by their mothers. We approach “does not walk, but believing, not the steps of the body, but with the free decision of the heart” (47). In this body we recognize as his lifeless limbs wounds and suffering, but kept himself from the loving Mother. But we also recognize them in his mother’s arms, strong and hold together.

The open arms of Mother Church is like the altar that gives us the Body of Christ and there, we become Christ’s Mystical Body.

Lord Jesus, given to his Mother, a figure of Mother Church! Before the icon of the dedication to ensure we learn mercy of love, abandonment and acceptance, trust and attention to concrete, the tenderness that heals and gives life joy.

Come, Holy Spirit, guide us, as you drove Mary, radiating in free love “poured into our hearts by God with the gift of your presence” (48)!

Fourteenth Station

Jesus is laid in the tomb

A garden, a symbol of life with its colors, to accept the mystery of man, created and redeemed. In a garden God placed his creature (49) and from there the hunt after the fall (50). In a garden was the beginning of the Passion of Jesus (51) and in a garden a new tomb houses the new Adam who returns to earth (52), which holds the womb like a seed that dies.

It is a time of faith that waits silently, and hope that the dead branch already seen the tick of a small gem, the promise of salvation and joy.

Now the voice of “God speaks in the silence of the heart” (53).

1) 1 Pt 2, 21.

2) S. Augustine, Confessions 1, 5, 5 (from now on all the different quotes from Sacred Scripture that do not report are the author of St. Augustine).

3) Is 24, 18.

4) The Confessions 1, 1, 1.

5) John 6, 67.

6) John 6, 68.

7) See Eph 1, 13.

8)See Exposition on Psalm 45,1.

9) See Mt 8, 19.

10) See Commentary on the Gospel of John 115, 4.

11) True religion 39, 72.

12) See Note from the Jerusalem Bible in 1 Peter 3, 4.

13) Commentary on the Gospel of John 26, 5.

14) Exposition on Psalm 127, 10.

15) See Exposition on Psalm 118, d. 29, 1.

16) See Eph 3: 18.

17) See Letter 140, 26, 64.

18) See R. Guardini, The Spirit of the Liturgy. The holy signs, Brescia 2000, p. 126.

19) Cf John Paul II, To you, women, No 12.

20) Commentary on the Gospel of John 34, 9.

21) Ps 11 (12), 4.

22) See Benedict XVI, The praise of consciousness. The truth queries the heart, Siena 2009.

23) The City of God 14, 28.

24) Address 175, 3, 3.

25) Commentary on the Gospel of John 113, 4.

26) See Lk 19, 41.

27) Is 53, 5.

28) See S. Ambrose, Exposition of the Gospel according to Luke X, 90.

29) 2 Timothy 2: 12.

30) See Sermon 50, 11.

31) See Commentary on the Gospel of John 113, 4.

32) Hebrews 4: 15.

33) See Jn 15, 7.

34) Gen 2, 25, 3, 7.

35) See Sermon 136, 4.

36) See Ib. 160, 3.

37) Benedict XVI, Jesus of Nazareth. The entrance to Jerusalem until the resurrection, Vatican City, 2011, p. 214.

38) See Jn 12, 32.

39) H. U. von Balthasar, “You crown the year with your grace,” Milan 1990, p. 188.

40) Ps 18 (19), 7.

41) The Confessions 2, 1, 1, 11, 1, 1.

42) See Benedict XVI, Jesus of Nazareth …, OR, pp. 217-218.

43) Gen 2, 2. 7.

44) See Col. 1, 24.

45) See Jn 16, 13.

46) See Exposition on Psalm 143, 3.

47) Commentary on the Gospel of John 26, 3.

48) See Rom 5, 5.

49) Gen 2, 8.

50) Gen 3, 23.

51) Jn 18, 1.

52) John 19, 41.

53) Exposition on Psalm 38, 20.

(© L’Osservatore Romano April 16, 2011)

Tags: , ,

Comments are closed.