La felpa

apr 12th, 2011 | By | Category: La Voce del Seminario

Difficilmente facciamo caso a quanto riportato sulle etichette dei nostri vestiti: lavare separatamente, temperatura 40°, colori delicati, non centrifugare… non leggiamo le avvertenze per il lavaggio, quelle che ci fanno prolungare la vita del nostro caro indumento. Molto spesso tralasciamo di leggere anche l’etichetta dove è riportata la composizione: che tessuto è?

Non importa, è bello, ci piace, lo proviamo, lo compriamo. Tutto qua.

Poco ci importa della qualità del tessuto. Ancor meno ci preoccupiamo sul come si debba lavare per prolungarne al più la durata nel tempo.

La mia attenzione è stata invece catturata da un’etichetta, posta sul retro di una felpa che ho comprato qualche anno fa. Una felpa bianca, completamente bianca, con il cappuccio foderato al suo interno di uno strato nero. Beh, bianca e nera, se da un punto di vista calcistico potrebbe andare bene data la mia “fede” juventina, da un altro risulta abbastanza delicata nella manutenzione, almeno così credo, tant’è che trova posto la scritta su questa famigerata etichetta: “wash this when dirty”. Il mio inglese spicciolo mi ha fatto tradurre immediatamente la scritta con un italico “lavare quando è sporca”. Nulla di più scontato! Magari è solo un invito ad evitare di fare frequenti lavaggi, evitando di sbiadire il colore nero.

Un bel capo per essere davvero bello, deve avere alcune caratteristiche: essere nuovo, pulito, profumato, ben stirato; ma ancor di più è bello se ci riporta emozioni e ricordi vissuti; credo bastino come caratteristiche. Ma non credo che nella nostra vita ciò sia molto scontato, e così dalla felpa arriviamo ad una riflessione posta all’interno dell’itinerario quaresimale che stiamo vivendo, pochi giorni e saremo giunti alla Pasqua.

Forse anche noi dovremmo avere quella “strana” etichetta, non sul collo, ma davanti agli occhi, per attirare la nostra attenzione, ma non andiamo al di là del semplice richiamo; diamo di fatto per scontato che qualcosa di sporco debba essere lavato, (magari puzza pure!), ma per quanto concerne la nostra vita, la nostra anima, lasciamo che diventi sempre più nera prima di accostarci a quel potente lavaggio, centrifuga e risciacquo che è il sacramento della penitenza.

In fondo la nostra anima è bella: ricca di ricordi e di emozioni. Potessimo anche noi aver da qualche parte un simile richiamo per renderla ancora più bella!

Ma è una bellezza che va oltre, fino a diventare Bellezza che non è generata da noi ma in noi è riversata. Una Bellezza, la Bellezza, pura. Non purità che potrebbe indurci in un puritanesimo moderno: parlo di purezza, quella che ci spinge ad Amare con cuore sincero e indiviso. Essere nuovi come Cristo è l’Uomo Nuovo; essere profumati come l’essere profumo di Cristo nei nostri ambienti vitali, nel mondo; essere stirati, senza piega: o forse senza piegarsi mai, stando ritti sui nostri piedi, posizione che è quella di Cristo Risorto.

“Lavare quando è sporco” diventa così un “timido” ma potente richiamo alla nostra umanità: sappiamo di poterci sporcare, sappiamo di essere sporchi, non per questo dobbiamo lasciarci travolgere dalle lordure l’unica cosa che potrà mai travolgerci, fino a scoinvolgerci (tra il coinvolgere e lo sconvolgere) è l’Acqua che è Cristo, l’unica Acqua che è  in grado di renderci così come Lui, Luminosi, in cammino verso la Pasqua che non avrà mai fine.

E quella felpa, dopo averla lavata un centinaio di volte, sarà semplicemente bianca, una veste candida che nessun lavandaio potrà mai rendere così luminosa…

Massimiliano Lo Chirco

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