Una riflessione sulla tutela della vita

apr 5th, 2011 | By | Category: Primo Piano

Noi che paolinamente cerchiamo di essere cristiani, non possiamo adottare il pensiero ondivago e, quindi, equivoco di vagare tra la “creazione”  dell’essere umano (Gn. 1,26, 2, 18,22) e la “nascita”, perchè il valore cristiano da affermare e da tutelare pregiudizialmente non è il “nato”, ma è il “creato”, cioè il prodotto umano della “creazione” ad opera di Dio. In questa prospettiva biblica, pertanto, il valore esistenziale in senso cristiano non è l’essere umano partorito, ma l’essenza vitale, cioè l’essenza della “creazione”.

Da ciò deriva che l’affermazione e la tutela del valorevita in senso cristiano riguardano anche l’essere umano partorito, il quale, però, rappresenta non una realtà diversa e distinta dal  prodotto della “creazione”, ma la conclusione fisiologica della progressione iniziata dalla “creazione”. In definitiva se non si è coerenti con la dottrina biblica della “creazione” quale atto promozionale di Dio, si incorre inevitabilmente nell’equivoco di ritenere l’essere umano partorito, cioè il “nato”, una realtà diversa e distinta dal “creato” e, di conseguenza, implicitamente si ripudia la dottrina della “creazione”. Tutto ciò significa che il valore – vita in coerenza con la dottrina cristiana è costituito dal “creato”, cosicchè questo deve venir tutelato e, quindi, in senso cristiano non è concepibile alcuna distinzione tra la tutela dell’embrione e la tutela dell’essere umano partorito, tra  l’aggressione all’embrione e l’aggressione all’essere umano partorito, perchè in tutti tali  casi viene tutelato od aggredito il “creato”.

Quando si tratta giuridicamente il tema della vita umana risulta rilevante il disposto dell’art. 1 cpv. c.civ., peraltro in genere poco preso in considerazione, per non dire mai considerato, secondo cui I diritti che la legge riconosce a favore del concepito sono subordinati all’evento della nascita, perché il concepito in forza di tale disposizione normativa, risultando costituito quale destinatario di diritti, è soggetto giuridico, quindi, per l’ordinamento giuridico italiano è persona.

La nascita nell’economia dell’ art. 1 cpv. c.civ. costituisce non già la fonte genetico -causale dei diritti, ma la fonte di efficacia di essi, quindi, la loro fonte di attualizzazione,

perché potendo la legge riconoscere diritti a favore del concepito essi sorgono dalla legge, non dalla nascita, la quale, pertanto, è soltanto fonte di efficacia cioè di attualizzazione dei diritti.

Considerato che il concepito è senz’altro una realtà anteriore all’embrione per chi considera il concepitola punta di uno spillo, ne deriva che alla stregua del vigente ordinamento giuridico risalente al 1942 e, quindi, ormai da sessantasette anni il concepito è un soggetto giuridico, cioè una persona, come tale destinatario di tutela da parte dello stesso ordinamento (v. ex plurimis:artt. 320 comma 1°, 462, 643, 715 commi 1° e 2°, 784 c.civ.) non essendo fondatamente discriminabile rispetto al nato.

Aurelio Verger

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