I “soldatini” di Cristo. Riferimenti per i Seminaristi e non solo

apr 5th, 2011 | By | Category: La Voce del Seminario

“Non c’è nulla di scandaloso sacrificare la propria vita se si è scoperta qualcosa per la quale valga la pena di morire”

Poco prima di venire assassinato, il 4 aprile 1968 (di li a due mesi sarebbe toccato a Robert Kennedy), il Pastore Martin Luther King aveva pronunciato questa frase.

Secondo alcuni c’era la provocazione, la frustrata per risvegliare troppe coscienze intorpidite: per me, oltre ad essere presagio, era l’epilogo del “naturale” cammino indica­toci da Cristo, riassunto da Giovanni nel lapidario “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15, 13).  Davvero una sintesi sublime della cari­tà, fonte del coraggio di milioni di “soldatini” di Cristo di offrirsi in olocausto gratuita­mente.

Stalin, che di carità era digiuno, un giorno aveva strapazzato i suoi gerarchi e i generali dell’armata Rossa urlando.  “Ma insomma, questo Vaticano quante divisioni ha?”.  Aveva scambiato l’immensa capacità di conquistare gli animi con l’amore con chis­sà quale macchina bellica!

Tra questi “soldatini” del Papa mi è caro ricordare un Martire dell’odio persecuto­rio religioso, il Missionario Padre Francesco Spoto prossimo Beato, martirizzato ad appe­na quarant’anni.  Era andato nell’agosto del 1964 nella prima Missione aperta dalla sua Congregazione, i Missionari Servi dei Poveri, incurante del pericolo, anzi proprio per questo: sostenere i confratelli.

Specchio fedele delle ultime vicende della sua vita ci resta il breve “Diario”, rabber­ciato con un mozzicone di matita su fogli di fortuna tra una fuga e l’altra tra i rovi della savana congolese, con sul collo il fiato degli aguzzini.

Il 23 novembre scrive: “Grande gioia questa mattina: dopo 10 giorni possiamo celebrare la S. Messa e farci la santa Comunione.  Al Sacrificio di Cristo Redentore uniamo il nostro e rin­noviamo l’offerta della nostra vita.  Alcuni rami di albero sostengono l’altare; i raggi del sole che penetrano tra le foglie, fanno da candele; il canto armonioso degli uccelli sostituisce l’organo.  La nostra commozione è al colmo, il Corpo di Crísto fortifica la nostra fede e ci tiene pronti ad affron­tare anche la morte”.

E’ una sorta d’introduzione al tema dell’immolazione.

Al confratello che lo interroga: “Padre, a chi toccherà?” risponde: “Io ho già offerto la mia vita al Signore”.

Si veda www.beatofrancescospoto.it

Queste non sono solo parole: sono prove del cuore, tormento, gioia, cartina di tor­nasole di una breve esistenza.  Per questo hanno tanta forza di persuasione, tanta capaci­tà di scuotere il torpore infondendo speranza anche ai non credenti, rendendoli consape­voli che per un alto ideale si può anche donare la propria vita.

V.B.

Tags: , ,

Comments are closed.