I serrani in ascolto del Cardinale Biffi

mar 25th, 2011 | By | Category: Pastorale Vocazionale

Al termine di una riunione del Cnis tenuta  a Bologna,  il Cardinale Giacomo Biffi pronunciò un’omelia nella S.Messa prefestiva che ancor a distanza di anni è l’indicazione della via maestra che il serrano deve seguire; se ne riportano alcuni brani:

“Saluto cordialmente i responsabili del Serra Italiano, e sono lieto di accoglierli, in questo Santuario della Madonna di San Luca, che è uno dei luoghi più cari al popolo bolognese, e più preziosi per la sua feconda esistenza ecclesiale.

Il Serra Club ha il grande merito di aver posto al centro della sua attenzione, e dell’intera sua attività, il tema del Ministero Sacerdotale, che  per le comunità cristiane – forse – è il più urgente e il più determinante.

Vedete: la vitalità di una chiesa – di una chiesa particolare e anche della Chiesa universale – e le sue stesse probabilità di sopravvivenza, dipendono  dalla sua capacità  di suscitare vocazioni al Sacedozio, e agli stati di speciale consacrazione.

E io credo che, in questa occasione, mette conto  richiamare alcuni princìpi fondamentali, e a riflettervi un po’.

Il primo è questo: i germi delle vocazioni sono sparsi a piene mani dal Signore in mezzo al Suo popolo;  anche nel difficile mondo contemporaneo  la Grazia  lavora nei cuori,  sa proporre gli ideali più alti.  Però – e questa è la seconda considerazione – questi germi  spuntano dove “possono” spuntare, cioè  dove trovano un terreno propizio al loro sviluppo.

Di qui, la necessità dell’opera di  tutti, in primo luogo  degli educatori, perché  sia data allo Spirito Santo  la libertà di dar vita  ai Suoi prodigi.

E di qui, la provvidenzialità e la benemerenza  di un’azione del Serra Club.

Poi, credo che tutti  abbiamo bisogno di richiamare un punto – anzi una serie di punti – che sono sostanziali, che sono  verità elementari del Cristianesimo.

Prima di tutto:  è chiaro  che gli uomini  hanno bisogno di essere salvati.

Anche quelli che sono spavaldi.. in realtà arriva il momento in cui sentono il bisogno di una “salvezza”.. che vada aldilà anche di questi giorni della vita terrena.

E l’unico “salvatore”,  l’unico “redentore” degli uomini,  è Gesù.

Ma Gesù chiede – per l’opera della salvezza del mondol’azione della Sua Chiesa.  E in particolare, l’azione di chi accetta di farsi “apostolo” e “strumento di Grazia” cioè i Sacerdoti,  di chi sa essere,  tra i fratelli, significativo testimone delle beatitudini evangeliche.

Il modo più alto e più pieno di giovare ai nostri fratelli  è quello di rispondere – o almeno di aiutare perché rispondano – alle chiamate più esigenti e totalizzanti di Dio, il quale fa risuonare, nei cuori, la chiamata al Sacerdozio.

E allora  non bisogna temere,  e questo credo che valga per tutti,  non  bisogna  temere  di riproporre ai nostri giovani – in contrasto con la mentalità e lo stile del mondo – i  valori  cristiani: del sacrificio,  della rinuncia,  del dominio di sé,  della castità,  dello spirito di preghiera,  dell’abitudine a meditare,  della donazione  totale e irrevocabile.

Se noi avremo la forza di proporre questi valori, le vocazioni  non mancheranno.

Poi,  c’è un’altra osservazione, molto pratica e che viene incontro proprio anche agli scopi del Serra Club:  se noi leggiamo il Vangelo di San Luca  nella pagina in cui viene raccontata l’elezione dei “dodici”  vediamo che Gesù fa precedere la Sua scelta  da un’intera notte di preghiera.  E poi del resto Lui stesso comanda ai suoi discepoli – una frase che tutti noi conosciamo bene – “pregate il Padrone della messe  perché mandi operai per la Sua messe”.

Quindi,  la preghiera per le vocazioni presbiterali è la iniziativa vocazionale prioritaria, è il cardine di tutta la proposta e l’attività vocazionale.

La Messa di questa Domenica  ci ha proposto anche una parabola importante,  che sarebbe bello poter meditare analiticamente, ma non abbiamo la possibilità.. (i tempi del collegamento-radio)

E’ tra le parabole del Signore  più ricche,  più cariche di senso,  più cariche di verità fondamentali, perché in questa parabola  noi troviamo raffigurato  il disegno originario del Padre, che è quello di chiamare tutti ad una festa: il mistero della nostra vocazione;  la vocazione di tutti!;  l’enigma del rifiuto umano  che troppo spesso si oppone all’iniziativa di Dio; l’amore del Creatore, che al tempo stesso è generoso ed esigente.

Mi limito a richiamare soltanto la prima frase di questo racconto: “Il Regno dei Cieli  è simile a un Re, che fece un banchetto di nozze per suo figlio…”

Badate: non è solo l’inizio pittoresco di una parabola, ma è anche la rivelazione del segreto primordiale che presiede alla creazione del mondo:  decidendo di dare origine agli uomini e alle cose, dal principio il Signore ha voluto che al centro dell’universo ci fosse un’unione vitale, un legame indissolubile, uno sposalizio tra la Divinità e l’umanità!

Quindi, alla fine, l’essere chiamati all’esistenza  è  essere invitati ad una festa di nozze,  questa festa di nozze cosmica  che è le nozze del Figlio del Re  con la nostra fragile “umanità”,  che però è stata amata da Lui!..

Fonte, Romano Bergamaschi

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